Collezionista di colazioni e fotografa, in dialogo con Anthelme Brillat-Savarin
Critico gastronomico in incognito da 13 anni per una Guida nazionale e gourmet da molto più tempo.
Altre passioni da dichiarare: Borges, Gadda, tè, libri, film, vino, spille vintage, scarpe, arte, musei.

sabato 8 settembre 2012

Alba prima della trifola

Funghi porcini  © Brillante-Severina
“... li aumenta, li li prolunga, li cura, li adora perfino...[i piaceri]" Brillat-Savarin
- Alba, Langhe – Com'è piacevole il sabato ad Alba prima dell'orgia di trifola. In autostrada mi lascio alle spalle le code dirette al mare e vado incontro alle colline. Mentre cerco parcheggio incrocio un trattore con il rimorchio colmo di uva e se non è un benvenuto questo! Prima di fare colazione sbircio il menu del ristorante dove vorrei pranzare. Musetto di vitello fondente con funghi porcini, ravioli o tajarin ai funghi, dolce con fichi miele e mascarpone. Aggiudicato. Entro a prenotare scegliendo anche il tavolo. In un baretto che mi piace perché è frequentato soprattutto da albesi e ha i tavolini all'ombra dell'abside del Duomo, prendo un caffè e leggiucchio la rivista portata da casa. Gli avventori sono uno spasso. Un bambino che ha chiesto una bevanda con ghiaccio è stupito dal fatto che i cubetti siano fuori e non dentro la bottiglietta. Un uomo vuole offrire a tutti i costi all'amico un taglio di capelli + birretta per 11 euro. Una coppia anziana assorta nella lettura da venti minuti all'improvviso si lamenta perché nessuno è andato a prendere le ordinazioni. L'immancabile coppia giovane con l'inevitabile passeggino deve passare proprio dove non c'è spazio ossia vicino a me. A mezzogiorno mi tuffo nella città. Il sole è tiepido, oltrepasso il vicoletto del bistellato cittadino dove vedo i cuochi bighellonare alle prese con i telefonini e seguo il percorso del mercato che si snoda come un serpente dal piazzale di frutta e verdura fino alla nicchia di piazza Pertinace con i banchi di formaggi più tentatori delle sirene di Ulisse e poi lungo la via principale, terminando a piazza Savona. Qui c'è l'imbarazzo della scelta per il numero di bar, ma se sai come io so che le cameriere straniere del primo hanno espressioni dure, scegli quello a fianco che ha cameriere straniere pure loro ma più cordiali. Gli italiani forse sono tutti ad AbuDabi perché sento parlare solo inglese, francese e tedesco. Tutti bevono vino e sono di buon umore, una cartolina patinata e non stucchevole, come una vacanza a Bath descritta nei romanzi di Jane Austin dove a curare lo spirito non è l'acqua termale ma l'anfora di Bacco. Il bicchiere di bollicine d'Alta Langa va d'amore e d'accordo con le olivette piccanti e dopo aver infilzato l'ultima senza successo (ops, le ho insegnato a volare), vado incontro al pranzo e al pomeriggio. Ci incastro un film al cinema, una sosta davanti al gigantesco quanto cupo quadro del Tiziano in prestito per qualche mese dalla Chiesa dei Gesuiti di Venezia e un moderato shopping, per portare a casa ricordi, qualcosa di bello e qualcosa di buono. Prima di tornare alla macchina vado a leggere il menu del bistellato. Per fortuna alcuni piatti li avevo già assaggiati nella sala rosa quando la stella non era anora entrata nel segno dei gemelli, pfiù.

mercoledì 5 settembre 2012

Il tappo che sa di scarpa

Fotografia  © Brillante-Severina
"Tale fu il massimo sforzo tentato per amplificare i piaceri del gusto..." Brillat-Savarin
- Alba, Piemonte – In una vetrina vedo in vendita un paio di scarpe decorate con tappi di vino tenuti insieme da nastri e fiocchi. Come dice Kirk Douglas nel film Wall street di Oliver Stone rivolto al figlio cinematografico e a quello vero, se uno vive abbastanza a lungo riesce a vederne di tutte.

lunedì 3 settembre 2012

Il minestrone di Monet

"Si tiene il malato a una dieta leggera ma nutriente..." Brillat-Savarin
- Roma – È quasi inverno, piove, ho mal di gola e a casa fa freddo. Vado a scaldarmi a una mostra di quadri di Monet al Vittoriano, ne esco magari impressionata ma ancora più raffreddata. Sono le tre e mezza del pomeriggio e all'ingresso del Ghetto, in piazza Margana, davanti a una taverna che sventola un menu di piatti freddi e caldi, per una volta foie gras con pan brioche, cappesante e leccornie assortite mi lasciano indifferente. Oggetto del desiderio è il minestrone. Magica e calda pozione, madeleine dello spirito che rievoca i sapori di casa e dell'infanzia. Entro e chiedo timidamente se la cucina è ancora aperta. "Certo!" rispondono con una gentilezza che già scalda e mi accompagnano in una sala tutta boiserie e tappezzeria rossa che è pure carina. Quando affondo la prima cucchiaiata nello specchio vegetale dove galleggiano verdure non meno seducenti dei lilies di Monet, le lancette dell'orologio segnano ormai le quattro e penso che non avevo mai fatto merenda con il minestrone. Pure buono.

domenica 2 settembre 2012

Sorsi

"...dissi fra me <questo è l'esploratore che è venuto per una ricognizione>. E ricominciai a sperare...” Brillat-Savarin  
- Langhe, Piemonte – Scorro una carta dei vini di ristorante stellato ben scritta e ricca di tentazioni di ogni dove. Immagino quindi che una degustazione al calice possa essere divertente, tanto più se abbinata a un menu degustazione di varie portate. E immagino male. Il sommelier, che sospetto appena uscito da un corso per perfetti bevitori astemi, propone abbinamenti di esasperante prudenza ed esclusivamente piemontesi (anzi, langaroli), senza neanche una capatina non dico in un lontano continente, ma almeno in una regione confinante. La successione di vini bianchi è un inno a eterei fiori bianchi in boccio, susine e pesche acerbe, preludio di sorsi più intensi solo sperati, rime perfette per un delicato haiku. Fanno poi capolino un rosato da abbinare ai gamberi in tempura con gelatina all'aperol al quale mi ribello (ci starebbe sicuramente bene, ma il rosato no...) e un Barbaresco il cui arrivo in tavola insieme al piccione finisce col deludere perché vincitore di una tenzone interiore del sommelier nella quale a soccombere è nientepopodimenoche un Barolo. Morale della favola baccante: l'abbinamento al calice rimane un bel test per fantasia e sensibilità dei sommelier. Soprattutto di quelli che partono in quarta senza informarsi sui gusti del cliente.

mercoledì 22 agosto 2012

A Galileo non far sapere...

Fotografia: Calamaro © Brillante-Severina
"...occuparsi della sua felicità durante tutto il tempo ch'essa passa sotto il vostro tetto." Brillat-Savarin  
- Varigotti, Liguria – Con un'amica in un ristorante ligure, guardiamo un po' indecise i tavoli sulla terrazza e chiediamo lumi alla cameriera su quale sia il migliore, quello dove il sole non arrivi troppo presto a guastarci il pranzo. Lei, con la stessa espressione che avrebbe un cercatore d'oro al quale si chiedessero indicazioni sul più vicino rigagnolo dove setacciar pepite, ci risponde che "il sole gira". Quanto è facile giocarsi la mancia ostinandosi sulla teoria Tolemaica...

lunedì 20 agosto 2012

13 gradi Réaumur: temperatura di servizio

"La sala da pranzo sia illuminata sfarzosamente, la tavola pulitissima e la temperatura da 13 a 16 gradi Réaumur (da 16,2 a 20 centigradi)." Brillat-Savarin
- Oviglio, Piemonte – A cena con un'amica a metà agosto. Il nostro tavolo è vicino a una finestra coperta da un'ampia tenda a righe verticali. Ogni volta che durante la conversazione rivolgo lo sguardo alla mia amica, le righe della tenda dietro di lei iniziano a ballare e mi gira la testa. Non so se la colpa sia dei tendaggi, della temperatura in sala (un tavolo autolesionista ha chiesto lo spegnimento di uno dei due condizionatori), dello Champagne che stiamo bevendo o degli aperitivi che lo hanno preceduto (un cocktail a mezzogiorno, un calice di vino bianco a pranzo, un bicchiere di bollicine prima di cena), ma ci cambiamo di sedia e almeno la testa torna a posto. Restano i 6 gradi di separazione dalla temperatura ideale.

giovedì 16 agosto 2012

Ferragosto garbato

Fotografia © Brillante-Severina
"...tutto si è svolto con garbo; ognuno se ne va contento della propria giornata..." Brillat-Savarin
- Lombardia e Piemonte – Un ferragosto banalmente adorabile: sveglia alle 9.30, pantaloni e top con paillettes blu, sandali azzurro acqua e sono in macchina. Alle 11.00 mi parcheggio con un quotidiano a un tavolo della Sala dei gelati di Salice Terme e faccio colazione. L'età media è da pensionato, ma è fresco e la brioche è decente. Alle 12.00 ordino un aperitivo della casa rigorosamente alcolico e arriva un succo arancio-rosa in calice tubolare decorato con frutta esotica e stecco con lustrini. Manca solo l'ombrellino di carta. A un tavolo un uomo arrivato non so quando estrae dalla tasca laterale dei pantaloni un tablet e legge bevendo un caffè ghiacciato. I camerieri del vicino ristorante dove andavo spesso con i miei genitori quando ero piccola armeggiano con sedie, calici e secchielli da vino. Sono molto eleganti nella divisa: camicia bianca, pantaloni neri e grembiule con pettorina dello stesso colore. Mi fermerei volentieri a mangiare, ma devo conservare l'appetito per la cena. Alle 13.30 mi decido ad alzarmi tuffandomi nel sole, nei 34 gradi e negli aromi dei barbecue. Passo dalla panetteria famosa per le pizzette e ne prendo due. A casa sono la custode della dimora avita, tutti vanno in vacanza. Innaffio i fiori mentre le pizzette si scaldano in forno e poi mi spaparanzo in poltrona con un generoso calice di Moscato giallo e il sottofondo dell'aria condizionata che a tratti singhiozza. Mi sento un po' Lebowski e guardo film tutto il pomeriggio (Due settimane in un'altra città con Kirk Douglas non è un capolavoro ma è ambientato a Roma e mi basta), poi scelgo l'abito per la cena. Rosso, e sandali verde metallizzato con rosa scarlatta. Passo a prendere P. alle 19.30. In due abbiamo più di 20 cm di tacchi e ciononostane arriviamo al ristorante troppo presto. Insisto per sederci un po' fuori (almeno fino all'arrivo delle zanzare) per un aperitivo. Siamo due fanciulle all'ombra di un campanile bianco-meringa, tetti e cespugli con bacche rosse e una finestra da cui spiare la cucina. Ci portano bollicine italiche, focaccia e coppa. Dentro siamo le più giovani e la clientela agée, intollerante al fresco, fa spegnere uno dei condizionatori. Noi ci "rinfreschiamo" con una bottiglia di Champagne di Bruno Paillard Première Cuvée Rosé che richiederà un pagamento in cambiali e ingolliamo petto e cosce (le più sexy della sala) di quaglia con verdure al curry, teneri calamaretti ripieni di baccalà mantecato su (inutile) cipolla di Tropea uvetta e pinoli, tagliolini con ragù di rana pescatrice e zucchine che sembrano un distillato dell'estate, sella di coniglio cotta a bassa temperatura (P. era scettica ma la divora) e peperoni di Carmagnola, perfetto cannolo di gianduia e mascarpone con gelato di nocciola e salsa mou. Quando i vecchietti freddolosi se ne sono andati e l'aria è più fresca, ci facciamo versare un dito di Armagnac e, piluccando la piccola pasticceria ormai disfatta, condividiamo meditazioni su amori, uomini, amicizie, progetti di lavoro, sogni, diete... Mentre torniamo a casa, un guizzo di pelliccia fulva attraversa la strada e scompare nei campi; è una volpe, perfetta chiosa di un giorno garbato.

lunedì 13 agosto 2012

Compleanni e ostriche

Fotografia: Ostrica © Brillante-Severina
"È noto che anticamente un pranzo un po’ importante cominciava, di regola, dalle ostriche, e che c’erano sempre molti commensali che non si fermavano prima d’averne ingozzata una grossa (dodici dozzine, centoquarantaquattro)." Brillat-Savarin
- Piemonte – Compiere gli anni ad agosto per un gourmet è già il colmo, vista la diffusa serrata di buoni locali; se poi, come succede a me quest'anno, il genetliaco cade di lunedì è una mezza débâcle, essendo quello un quasi universale giorno di chiusura. Quindi... consultata per giorni la Guida in cerca di un posto convincente per cucina e cantina, di gradevole aspetto, abbastanza vicino a casa da consentirmi di bere senza rimorsi, aperto in agosto e di lunedì... la scelta cade per la prima volta su un'enoteca. Sala di elegante semplicità con lumini accesi sui tavoli (anche su quelli non occupati), fresca di aria condizionata ma con la porta amichevolmente aperta sulla strada. In compagnia delle amiche la notte passa anche troppo veloce con avvio di bollicine e ostriche (di polpa modesta, sembrano parenti strette delle ostrichette curiose ammaliate dal tricheco di Alice nel paese delle meraviglie), bottiglia di vino bianco dei vicini Colli, "esotica" (dal punto di vista piemontese) burrata, quaglietta alla diavola, soffio finale su candelina rosa infilzata sulla crème brulée per esprimere un desiderio. E anche quest'anno la felicità gastrica è stata assicurata.

domenica 12 agosto 2012

L'arte di cavar tappi

Fotografia © Brillante-Severina
"Il vino mi sorride, io lo carezzo..." Brillat-Savarin
- Piemonte – Agostano pranzo domenicale con i genitori. Ordiniamo linguine con astice e Vermentino. Il cameriere porta la bottiglia, la infilza col cavatappi e, per aiutarsi a estrarre il sughero, infila la poveretta fra le gambe appena sotto l'inguine e tira. Quando ci versa il vino chiedendo se va bene, avremmo la tentazione di rispondere che sa di... bidé.

sabato 11 agosto 2012

Il tiramisù che butta giù

"Il caffè è una bevanda molto più energetica di quanto si creda comunemente." Brillat-Savarin
- Alessandria, Piemonte – La cameriera mi elenca i due dolci del giorno. Nel descrivere il tiramisù proclama con orgoglio che la cuoca lo prepara senza panna e senza mascarpone. Tanto valeva togliere pure il biscotto e servire direttamente una tazzina di caffè.

lunedì 6 agosto 2012

È nata prima la briciola o il panino?

"...sono piacevoli alla vista, serbano il loro sapore primitivo e si possono mangiare con le mani..." Brillat-Savarin
- Torino, Piemonte – Parto mogia mogia per Torino. Devo realizzare un servizio fotografico veloce in un ristorante alle 10.00, perciò finirò troppo presto per fermarmi a mangiare e non so quando avrò occasione di ritornare. Qualche simpatica chiacchiera con gli chef, prove, scamone e animelle gemellati nel piatto, click vari, fine. Anzi no: salta fuori che l'enoteca a fianco del ristorante da qualche mese propone i panini d'autore degli chef e mi invitano a tornare all'ora di pranzo per provarli. Mi piace la piega che sta prendendo la giornata! Per perdere un po' di tempo, entro nel bookshop della Pinacoteca Agnelli. Non ho testa per la mostra delle opere di carta create dalle monache di clausura, ma compro due libri di Munari e uno sul design responsabile. Da mangiare con gli occhi. Alle 13.20 ho guadagnato appetito sufficiente per l'enoteca, dove mi fanno assaggiare mezzo panino con pollo e patatine di cui lecco anche le briciole, mezzo panino ripieno di baccalà mantecato all'olio extravergine d'oliva e timo che è un fungo atomico di piacere (pare che il martedì un cliente fisso lo ordini invariabilmente), mezzo hamburger sofficioso di carne piemontese uova e spinaci, mezzo toast farcito con prosciutto macinato e fontina valdostana che mi fa sentire Heidi in vacanza sui monti. Poi gli prende la mano e arrivano un'eterea zuppetta estiva di cereali formaggetta di capra pomodoro e basilico, pasta di grano duro al parmigiano e, ormai satolla, pesca ripiena di amaretto da lacrimuccia. Su queste montagne russe del panino da mangiare con le mani ci risalirei.

domenica 5 agosto 2012

L'antidigestivo

"Ma quanto pochi sono coloro che sanno quel che fanno quando digeriscono!" Brillat-Savarin
- Torino, Piemonte – Ho ordinato due antipasti primo secondo e non ho ancora finito il dolce quando vedo un uomo senza capelli vestito da chef attraversare la grande sala del ristorante deserto. Mi sa che viene da me. Lo guardo col cucchiaino da dessert a mezz'aria. Dice che voleva proprio conoscermi perchè nella storia del ristorante non era mai capitato di vedere una donna mangiare da sola e tanto meno ordinando un menu degustazione. Crede di farmi un complimento, ma oltre a valer poco come complimento, mi blocca anche la digestione per l'amarume.

sabato 4 agosto 2012

Lo zucchero che allunga la vita

"Lo zucchero mescolato con la frutta e coi fiori, dà le confetture, le marmellate, le conserve, le torte e i canditi...” Brillat-Savarin  
- Torino, Piemonte – Sono in una confetteria di piazza San Carlo. Davanti a me una signora anziana vestita con semplicità ha appena comperato caramelle sufficienti per i nipoti suoi e dei vicini di casa. Al momento di pagare, sotto lo sguardo allibito della cassiera -e mio- estrae una banconota dalla borsina di plastica bianca che tiene in mano. La borsina è di quelle che danno nei negozi per riporre gli acquisti, è trasparente e si vede benissimo che contiene un mucchietto di banconote da cento euro. Che abbia appena ritirato la pensione o rapinato un bancomat, le uniche preoccupate per lei sembriamo io e la cassiera, perché la vecchina ritira il resto (che infila, ovviamente, nella borsina di plastica) e se ne va serena, con le caramelle in una mano e il malloppo in bella vista nell'altra. Nei giorni seguenti non leggo di alcuna aggressione a senili golosastre, forse lo zucchero tutto sommato allunga la vita.

venerdì 3 agosto 2012

Quando il cuoco è in vacanza

"Né è facile resistere così a lungo...” Brillat-Savarin  
- Italia – Fino a qualche anno fa giornali e tv si prodigavano in consigli su come affrontare la depressione da "ritorno al lavoro dopo le vacanze". Io ho il problema opposto: l'edizione annuale della Guida si è chiusa da poco e sono "in vacanza" da recensioni gastronomiche fino al prossimo inverno. Nei primi mesi si prova sollievo, pensando che finalmente si può iniziare la dieta e perdere il grasso accumulato come orsi e scoiattoli prima del letargo. Poi si inizia a sentire il formicolio: è l'astinenza da degustazione di menu gastronomici. Arriva sempre nello stesso periodo, ad agosto, quando tutti i ristoranti nei quali saresti voluta andare durante l'anno ma non hai avuto il tempo di farlo perché ne dovevi recensire tanti altri sono ormai chiusi per ferie. Non resta che indossare un abito bianco plissettato (quello di Marylin costa solo 4,6 milioni di dollari) e lasciar cadere un vaso di pomodori sulla testa del vicino di casa sperando che abbia una buona dispensa.

martedì 31 luglio 2012

Confessioni di una mangiatrice di melanzane

"L'esperienza, fondandosi su milioni di osservazioni, ha insegnato che la dieta determina i sogni.” Brillat-Savarin  
- Usa verso Italia – Una volta tanto l'America non è un passo avanti a noi. Nel resoconto sulle cene da sola in alcuni raffinati ristoranti newyorchesi, l'autrice di Alone in the Kitchen with an Eggplant scrive che i locali nei quali è stata trattata meglio l'hanno accolta come un'eroina. Esprime anche soddisfazione per la solidarietà manifestata dalle cameriere che si sarebbero complimentate per tanto coraggio. Come sia stata accolta negli altri preferisco non saperlo perché, se una donna che mangia sola compie un gesto sovversivo, gli Stati Uniti non sono messi molto meglio di noi. Ammesso e non concesso che le confessioni della mangiatrice di melanzane (le Eggplant del titolo) siano veritiere e non conseguenza di sogni prodotti da cattiva digestione (del conto magari, o della melanzana stessa, nome un tempo interpretato come mela non sana, non essendo commestibile cruda). Comunque, se volete mandare in brodo di giuggiole le cameriere dei ristoranti ora sapete cosa fare. E se non fa effetto... una generosa mancia funziona sempre.

lunedì 30 luglio 2012

Lo strabismo di Venere

"...ogni colpo di dente ha un accento particolare e se poi lambiscono con la lingua le umide labbra, allora l'autore delle vivande che si stanno mangiando ne acquista una gloria immortale.” Brillat-Savarin
- Monferrato, Piemonte – Sulla veranda del ristorante gli unici tavoli occupati sono il mio e quello di una coppia di Monza in gita domenicale. La cuoca porta i piatti di persona e quando mi congratulo per gli agnolotti davvero buoni e le chiedo gli ingredienti della farcia, lei risponde rivolgendosi al tavolo dei monzesi, i quali, già alle prese coi secondi, rimangono con le posate a mezz'aria. Lo stesso accade quando chiedo lumi sulla pietanza successiva, risponde a me guardando loro. Forse è strabica.

domenica 29 luglio 2012

La memoria del cuoco

"Beauvilliers aveva una memoria prodigiosa: riconosceva e accoglieva, dopo vent'anni, persone che avevano mangiato da lui una volta o due soltanto." Brillat-Savarin
È sabato sera e sono l’unico avventore del ristorante. Parcheggio sotto le mura di un castello medievale con un torrione scrostato avvolto nella nebbia dal quale non mi meraviglierei di veder apparire un fantasma. Pazienza se per strada non incrocio neanche una delle cinquecento anime che abitano il paese, ma varcare la soglia del locale e trovarlo deserto è strano. Il cuoco, che è anche gestore dell'annessa bottega di macelleria, è di quelli che servono personalmente in sala e dopo aver disegnato l'albero genealogico del bovino da cui proviene la carne e minuziosamente descritto come è preparato il piatto, vogliono sapere se ti è piaciuto, cosa ne pensi, cosa cambieresti e insomma non ti lasciano in pace un momento. Con sollievo arrivo al dolce e chiedo il conto (troppi zeri per una cucina casalinga). Prima di uscire il cuoco mi dice che la prossima volta mi farà assaggiare altri manicaretti. Ricorda tutti i clienti, mi rivela, e scrive su un quaderno i piatti che hanno mangiato con i rispettivi commenti! Ricapitolando, paesino deserto avvolto nella nebbia, ristorante vuoto, castello sinistro ululà, cuoco-macellaio paranoico uluqua... mi apre la porta e mi lascia scappare per favore? 

giovedì 26 luglio 2012

Non desiderare il pasticcino d'altri

"Le donne [buongustaie] sono grassocce, più graziose che belle, e tendono un po' all'obesità.” Brillat-Savarin  
- Savona, Liguria – Al termine dell'ittico pranzo arriva l'alzatina d'argento con la piccola pasticceria. Mentre studio le golosità mignon con la stessa attenzione con la quale si valuterebbero le pedine su una scacchiera, una corpulenta signora -suppongo madre del cuoco- che aveva pranzato insieme alla famiglia a un tavolo vicino si alza e, nel passarmi accanto, lancia uno sguardo avido ai (miei) pasticcini. Senza pensarci due volte allunga la mano, ne agguanta uno, lo porta alla bocca e se lo gusta passando oltre. Forse un episodio simile è già accaduto visto che il ristorante ha appena perso la stella e d'accordo che la senilità ci attende tutti al varco, ma voglio lo sconto.

mercoledì 25 luglio 2012

Uccellacci e uccellini sul mio aperitivo

Fotografia © Brillante-Severina
"...e mangiano solo per empirsi.” Brillat-Savarin  
- Torino, Piemonte – Se l'aperitivo è un rito, farlo durare il giusto è un'arte. Con i piedi brucianti e la temperatura che inizia a farsi seria, mi siedo a uno dei tavoli di Stratta sotto i portici di piazza S. Carlo prima di avviarmi in stazione. Centellino il mio bicchiere di vino e spilluzzico le tartine con studiata lentezza. Sto iniziando ad assaporare la pausa quando una mezza dozzina di pennuti di specie purtroppo non migratrice del genere columbide plana improvvisamente sul tavolo e si avventa sul piatto delle (mie!) tartine, facendone scempio con gran turbinio di aperture alari, occhietti strabuzzati e avidi becchi spalancati e richiusi come tagliole. Scatto in piedi e resto a guardare lo spettacolo come una sopravvissuta Hitchcockiana, col bicchiere di vino istintivamente salvato in una mano e una tartina mezza mozzicata in un'altra. E mentre il cameriere accorre armato di spruzzino e garruli "sciò sciò", penso che forse il piccione delle piazze rappresenta la coscienza del bevitore, nel qual caso meriterebbe la fine del corvo del film pasoliniano.
Fotografia © Brillante-Severina 

domenica 15 luglio 2012

La varietà e l'angolo

"...la sala di una trattoria, esaminata con qualche minuziosità, offre allo sguardo scrutatore del filosofo un quadro degno del suo interesse per la varietà delle situazioni che riunisce.” Brillat-Savarin  
- Torino, Piemonte – Leggo su un quotidiano un articolo che elenca i locali di Torino dove le donne, sole o in gruppo, possono banchettare sentendosi a proprio agio. Prendo nota, ritaglio... poi ci ripenso e cestino. Non ci sono già sufficienti spinte sociali affinché le donne restino confinate nel loro angolo? Perché crearci da sole dei ghetti? La cosa da fare per conquistare spazi (non solo gourmet) non è frequentare un numero ristretto di locali rassicuranti nei quali sentirci protette, ma affrontare la sfida, con tutto il disagio che a volte (ma non sempre) può comportare, di scegliere un qualunque ristorante, familiare o elegante, esigendo il tavolo e il cibo migliori. E quel tavolo potrà diventare il mondo.

mercoledì 11 luglio 2012

Mordacità

"Quelle che sono più propriamente ghiotte hanno i tratti più fini, l'aspetto più delicato e si distinguono per una mordacità tutta loro particolare.” Brillat-Savarin  
- Canavese, Piemonte – Alle 10.00 in punto, come d'accordo, sono al ristorante per il servizio fotografico. Solo che la cucina è un po' in ritardo. Questione di minuti, dicono, e mi invitano ad aspettare in giardino. Un giardino rigoglioso di fiori, piante e cespugli carichi di bacche rosse. E di zanzare, che non impiegano molto tempo ad annusare il mio arrivo e a fare pic nic. Alle 11.30 fa caldo, gratt gratt, nessun piatto compare all'orizzonte, gratt gratt, nessuno viene a dirmi qualcosa, gratt gratt, a portarmi un bicchiere d'acqua o a proporre un raid, gratt gratt. E la luce non va nemmeno più bene per le fotografie, gratt gratt. Vorrei che il servizio fotografico fosse per il ddt, o per qualche psichedelica sostanza che inducesse le zanzare a suicidarsi in massa. Gratt gratt.

venerdì 6 luglio 2012

La gaia critica

Isola Bella - Giardini © Brillante-Severina
"...si domandava con meraviglia come facesse quel piccolo stomaco a contener tanta roba.” Brillat-Savarin  
- USA vs Italia – La serie tv Brothers & Sisters non è mai avara di vicende bizzarre. In uno degli episodi, lo chef californiano palestrato e omosessuale di un ristorante è in ansia per l'arrivo di un famoso critico gastronomico che ha scelto di fare una prenotazione in solitario per la sera di San Valentino (ma quando mai). Il maître del ristorante (zio anche lui omosessuale del marito dello chef) ha la bella pensata di alleviare la solitudine del critico - per pura combinazione, omosessuale pure lui - accoppiandolo con il proprio spasimante, un maturo Richard Chamberlain riesumato dalla naftalina e calato, con formaldeide e tutto, nel ruolo dell'irresistibile tenebroso che regala ai propri amanti notti memorabili (e intanto che c'è anche contagi da aids, ma il maître gli ha già perdonato tutto nelle puntate precedenti). Arriva il critico: fisiognomicamente antipatico, magro e dinoccolato come uno che non tocca un carboidrato da anni. Come chiunque -tranne il maître- avrebbe saputo prevedere, trovandosi a cena a lume di candela la sera di San Valentino con Richard Chamberlain, il critico gli fa una corte serrata, allettandolo con un week end in non so quale paradiso per recensire un ristorante (tutto spesato dal giornale, a conferma che solo nei film succedono certe cose). Al maître cadono finalmente le fette di salame dagli occhi, ci rimane male e, in un impeto di gelosia, serve ai due piccioncini una sogliola con finferli e vellutata omettendo deliberatamente di citare un ingrediente, i gamberi, potenzialmente fatali al bel tenebroso Chamberlain, allergico ai rovi e a quanto pare anche ai crostacei. Il poveraccio non ne riconosce il sapore ('sti americani...) e si sente male, come se l'andropausa lo avesse finalmente acciuffato. Lui e il critico lasciano il ristorante in fretta e furia (e, si sospetta, senza avere il tempo di pagare il conto), sotto lo sguardo costernato di chef e maître che vedono sfumare recensione e passione amorosa. E buon per loro che Nero Wolfe non passava di lì, altrimenti si sarebbero beccati una giusta denuncia per tentato omicidio. Morale: nell'iconografia americana il critico gastronomico è uomo, omosessuale e senza pancetta conquistata sul campo. In Italia è spesso uomo ma non sempre, ed è talvolta misogino, ma non per questo esente da vistosa adipe addominale. E le critiche donne? Elegantissime in abiti peplo.

domenica 1 luglio 2012

Perfino Pretty Woman cambia look a metà film

“Il buongusto è uno dei principali legami della società.” Brillat-Savarin  
- Varigotti, Liguria e Venaria, Piemonte – Provo tenerezza quando una signora entra nel ristorante sul lungomare e chiede all’ingessata sommelier se lei e il giovanotto che la accompagna possono fermarsi a pranzo anche se "non sono vestiti eleganti". Mi riporta alla memoria i tre pittoreschi avventori visti durante un pranzo di lavoro in un ristorante stellato e chic nel torrione di un castello piemontese. Erano proprio al tavolo accanto al mio: l'uomo indossava un'aderentissima t-shirt e striminziti jeans slavati, le due ragazze minigonne inguinali, canotte con intimo a (s)vista, sandali dai plateau vertiginosi ed esibivano inquietanti unghie artigliate nere. Sembravano il pappone in gita con le protette, e in tema squillo i cellulari erano un continuo vibrare e suonare. Nessuno si era sognato di respingerli all’ingresso, o di invitarli a scoprire le gioie della modalità silenziosa, né loro provavano il minimo imbarazzo. Per offrire quel pranzo ai miei invitati con i quali volevo fare bella figura avevo dovuto scannare più di un salvadanaio e ci rimasi male. In fondo, la vita bassa è superata e perfino Pretty Woman sente la necessità di cambiare look a metà film.

giovedì 28 giugno 2012

Il foie gras nell'epoca della sua riproducibilità tecnica

Una scaloppa di foie gras comme il faut - Fotografia © Brillante-Severina
"Ci sarebbero ancora molte cose da dire sugli alimenti... e sulle varie mortificazioni che possono subire...” Brillat-Savarin  
- Italia – Dieci anni fa la scaloppa di foie gras nei menu dei ristoranti italiani era una rarità. Se presente, era quasi sempre selezionata con accuratezza, prima che cucinata con perizia. Il fortunato che poteva permettersi di ordinarla era lusingato da una squisita e tremolante massa rossiccio-bruna, di forma lussureggiante sferiforme e luccicosa, di scioglievole morbidezza e paradisiaca dolce ambiguità di sapore. Oggi, al tempo dei fornitori di alta cucina che procurano tutto, dalla rara lumachina alpina alla marmorizzata carne del bove massaggiato con guanto di crine, il foie gras è diventato una pietanza diffusa, e fin qui va bene, anzi benissimo. "Piace tanto ai clienti" gongolano in ogni dove, solo che Walter Benjamin non ci potrebbe scrivere un saggio intitolato, magari, Il foie gras nell'epoca della sua riproducibilità tecnica perchè la vagheggiata scaloppa ha effettivamente perso un po' della sua aura. E non a causa della diffusione con conseguente maggiore accessibilità, ma del fatto che, come in una favola a rovescio, si è trasformata in uno stitico parallelepipedo di color ocra pallido, forma sempre uguale che pare fatta con uno stampo a foggia di stato dell'Oklahoma, consistenza bisteccosa e non di rado percorsa da fastidiosa reticolatura di antiestetiche venuzze. Per non parlare di quando sul menu compare come fuà gra, e si mangia come si pronuncia.
Fotografia © Brillante-Severina

mercoledì 27 giugno 2012

Piovono singles

"Gli uomini siano spiritosi senza ostentazione e le donne amabili senza troppa civetteria.” Brillat-Savarin  
- Biella, Piemonte – A pranzo dopo un impegno di lavoro in un ristorante-enoteca trovato sulla Guida. Mi è capitato di rado di vedere una così alta concentrazione di bei ragazzi (sia singles, sia accompagnati da fidanzate o colleghe di lavoro) come in questo locale. Il problema è che mi è capitato altrettanto raramente di trovare una così alta concentrazione di ostentazione come in questo locale. Maschile e femminile. Accarezzo la seta del mio vestito nuovo e socializzo col mio bicchiere di Pecorino e col risotto agli agrumi e foie gras.

martedì 19 giugno 2012

Fuga di mezzogiorno

"...s'imbandirono i pasti sotto la volta del cielo, nei giardini, nei boschetti, al cospetto di tutte le meraviglie della natura.” Brillat-Savarin
- Langhe, Piemonte – Pranzo sontuoso nelle ex cantine di un palazzo nobiliare appena restaurato e convertito in hotel, ma che comunque ti fa mangiare in cantina. Lo stesso giorno, cena frugale nella cantina dell'ex convento medievale, trasformato in resort ma che ti fa mangiare sotto terra pure lui. L'indomani alla mezza suono il campanello del ristorante di quasi montagna e mi accompagnano in uno scantinato (ex essiccatoio delle castagne del castello) che mette quasi paura (il silenzio dei marroni?). La sera torno finalmente a casa e trovo una mail del capo regione della Guida che mi chiede se voglio andare a recensire un ristorante dal voto molto alto, realizzato -ovviamente- in antiche cantine con soffitti a volta ecc. ecc. Ma un ristorante a piano terra e con vetrate al posto delle pareti? O almeno una finestra senza sbarre.

lunedì 18 giugno 2012

Temperatura di servizio

"...colui che dimentica come la voluttà abbia dei limiti e il piacere non sia senza pericoli.” Brillat-Savarin
- Ovada, Piemonte – Una sera di febbraio entro nel ristorante in collina e una ragazza mi chiede se voglio lasciare il cappotto al guardaroba. La domanda suona bizzarra: dovrei mangiare tenendolo indosso? Mi siedo al tavolo che mi indicano e studio il menu. Ordino vari piatti e il vino e finalmente mi guardo un po' intorno. Ci sono solo coppie e degli sposini con i genitori, classica fauna da sabato sera. La cosa strana è che molti cenano imbacuccati in giacche e piumini. Forse vanno di fretta, penso. E ripenso. E mi accorgo che la temperatura in sala è insolitamente fredda. Non si vedono termosifoni da nessuna parte, solo una stufa, poca cosa per una sala così grande. Inizio ad aver freddo, ma ormai devo mangiare tutti i piatti ordinati senza lamentarmi, per tenere il famigerato "profilo basso" richiesto dall'anonimato. Quando finalmente la cena finisce, pago e me ne vado in fretta. Mentre sto guidando in autostrada, non so se per congestione o autosuggestione, mi sento male. Vedo un piazzale, fermo la macchina e vomito anche l'anima. Il luogo è deserto e non è il caso di sostare troppo. Riparto con i crampi alla pancia. Sono trascorsi alcuni anni dalla vicenda, il ristorante è uscito senza ritorno dalla Guida e, almeno io, non ho nessuno sulla coscienza.

domenica 17 giugno 2012

La legge di Murphy e il toast

"Un calore di circa 32 gradi Réamur fa evaporare continuamente i vari fluidi, la circolazione dei quali mantiene la nostra vita.” Brillat-Savarin  
- Piemonte – Domenica mattina a Saluzzo al mercatino antiquario e pomeriggio a Lagnasco, a visitare il castello aperto solo -sigh- nei festivi intruppata in eterogeneo gruppo (solo coppie) con giovane guida maschio sovrappeso assalito da vampate di precoce menopausa che ci illustra telegraficamente le sale. A fine pomeriggio salgo in auto con lo stesso spirito con cui Hänsel e Gretel entrano nel forno della strega. Ho fame, a pranzo ho mangiato solo un toast (non ne ordinavo uno da quando c'erano ancora le lire e ne costava tremila), e già mi vedo a casa, al fresco, sprofondata sul divano con sulle ginocchia un vassoio di leccornie. Frittata di asparagi? Risotto? Pizza quattro stagioni? Ho già l'acquolina, ma non ho fatto i conti con la legge di Murphy (If anything can go wrong, it will) e al primo casello autostradale il finestrino si blocca e non vuole saperne di chiudersi. Troppo in alto per riuscire a prendere il prossimo biglietto o a pagare il pedaggio finale e troppo in basso per viaggiare veloce in autostrada o godere dell'aria condizionata. Mi rassegno e ad Asti imbocco la lenta statale con il suo monotono paesaggio che di colorato ha solo le ragazze che si prostituiscono (oltre alle tute dei loro clienti motociclisti). Fine delle fantasticherie sulla cena, il mio nuovo miraggio è un iceberg al lampone.

sabato 16 giugno 2012

Funghi e buoi dei paesi tuoi

"...questo pensiero, espresso così, mi ha trascinato lontano, molto lontano.” Brillat-Savarin
- Mondovì, Piemonte – Nella gastronomia più grande e fornita che trovo nel centro storico, brandisco un vasetto da 300 grammi di funghi porcini sott'olio (euro 25) e, informazione non riportata sull'etichetta, chiedo alla signora ingrembiulata dietro il banco se trattasi di funghi del cuneese. "Eccerto signora, li mettiamo noi nei vasetti!" Non è la risposta alla mia domanda e fa nascere pensieri. Funghi raccolti non si sa dove (se provenissero dal Piemonte o dall'Italia ci si vanterebbe di scriverlo, credo), immersi in un olio che non è né d'oliva né italiano né europeo (indicazioni non riportate in etichetta) dentro amolette in vetro esposte in vetrina in tutte le stagioni (comprese quelle assolate) sono desiderabili? La risposta della ragione si impone a casa, ma quella del sentimento, in negozio, me li lascia comprare. 

mercoledì 13 giugno 2012

Rigurgiti di memoria

"Il signor W. aveva il viso scarlatto, gli occhi annebbiati... il suo amico stava zitto, ma la testa gli fumava come una caldaia a bollore... Capivo bene che la catastrofe si avvicinava.” Brillat-Savarin
- Torino, Piemonte – Mi accingo a leggere il menu quando il patron attacca col racconto di un episodio per lui emblematico della decadenza dei costumi verificatosi al ristorante alcune sere prima, protagonisti due uomini russi. I figli della Perestroika, dopo aver bevuto il bevibile senza pregiudizio alcuno (e, fin qui, bravi bravissimi), si sarebbero poi fatalmente arresi agli inesorabili effetti collaterali che, per decenza, si sarebbero consumati in bagno. Senza apparente rimorso, avrebbero lasciato la toilette in uno stato da far pietà, costringendo il patron ad armarsi di disinfettante e spruzzino (forse anche mascherina chirurgica, non ricordo) per rendere gli ambienti nuovamente presentabili. E i rumori disumani provenienti dalla suddetta sala da bagno mentre i due la occupavano... non si possono raccontare. In effetti all'ora di pranzo avrei preferito non sentire raccontare codesta storiella.

martedì 12 giugno 2012

Il biodinamico che avanza

"...per poca attitudine che si abbia all'osservazione...” Brillat-Savarin  
- Mondovì, Piemonte – Sto sorseggiando un Arneis e piluccando l'appetizer, un hummus di fagioli borlotti con aceto balsamico, quando cinque tedeschi, tre donne e due uomini, entrano nel ristorante, mi salutano educatamente e siedono al tavolo di fronte alla finestra vista colline. Con molta cortesia chiedono a chi li serve spiegazioni e consigli sul menu e uno, l'eletto esperto, impugna la lista dei vini. L'orientamento verso il biodinamico di un noto produttore friulano è in tutti i modi scoraggiato dal proprietario, timoroso che gli stranieri non ne conoscano le caratteristiche. Il fatto che abbiano ordinato il piatto più difficile del menu, gamberi e trippa al curry, rivelatore di curiosità e orientamento a sapori insoliti, non lo impressiona e ammonisce: "Se volete questo vino, per carità... ma dovete essere sicuri... perché è davvero particolare..." - Lo sappiamo" risponde il tedesco, senza però convincerlo: "Dovete conoscerlo bene per ordinarlo... non è il classico vino bianco da bere ghiacciato che uno si aspetterebbe, anzi è più un rosso... è davvero particolare... siete pronti per una simile esperienza?" - "Siamo pronti!" è la ferma risposta del tedesco, alla quale seguono le allegre risate di approvazione dei compagni di tavolata che si girano verso di me per rendermi complice del loro buon umore. Solidarietà poco dopo tradita dall'alemanno sceglitore di vino che pare abbia insufflato nell'orecchio del proprietario il sospetto che io fossi "una delle guide". Un'idea... davvero particolare.

lunedì 11 giugno 2012

Il salame... di luccio

"...il regno delle acque contiene una quantità immensa di esseri di ogni forma e dimensione...” Brillat-Savarin
- Lomellina (o giù di lì) – << Prologo Mentre ancora mi chiedo come sono riuscita a trovare il ristorante guidando nel diluvio di acqua del temporale primaverile, osservo la sala. È affollata, sono arrivati tutti prima che iniziasse a piovere e si godono lo spettacolo dai vetri delle finestre. Io dalla mia vedo solo qualche fronda percossa con violenza dal vento. Anche se il tavolo non è il migliore (poteva andare peggio, potevo non riuscire ad arrivare o ritrovarmi un asilo di girini nelle scarpe nuove), ordino salame di luccio, carpione, trota affumicata, tagliolini al salmone, anguilla alla griglia e un vino bianco francese che il figlio del patron (un vecchio che all'ingresso squadra le donne da vero bavoso) mi mostra orgoglioso prima di spolverarla. Finalmente è riuscito a rifilarla a qualcuno pensa, mentre mi dice che è un piacere poterla offrire a chi sa apprezzarla. Un ragazzo che abita da queste parti deve raggiungermi al dessert, ma sono ancora ai tagliolini quando lo vedo entrare in sala. Ci siamo voluti bene, tanti anni fa, ma non ci incontriamo da quando eravamo ragazzi. Io lo riconosco subito, mentre lui, che ora porta gli occhiali, continua a scrutare i tavoli e se non mi decido a fargli segno forse se ne andrà pensando a uno scherzo. L'hanno ingannato i capelli raccolti, dice. Mi sono anche vestita elegante per lui ma non sembra accorgersene. Non vuole ordinare alcun piatto e neanche condividere il vino (pare gli faccia un effetto soporifero), ordina solo un dolce. In ogni frase pronunciata ho la conferma che il tempo non ha annullato le differenze ma le ha anzi moltiplicate, come anelli su un tronco d'albero. 

domenica 10 giugno 2012

In mezzo scorre il Po

"...molte brave persone andavano a confessarsi per timore della cometa acquosa ...” Brillat-Savarin
- Tra Alessandria e Lomellina – Dire che sta piovendo non rende l'idea. Sono in corso le prove per il Diluvio universale atto II, è ora di chiusura delle acque aperte da Mosè, le cascate del Niagara sono in trasferta in Lomellina. L'acqua cade dal cielo a secchiate, ci guido in mezzo e non riesco a trovare il ristorante. Arrivata al grande ponte sul Po, quando il cielo era già carico di nuvole nere in vantaggio sul tramonto, avrei dovuto trovare sulla destra il cartello per il ristorante ma non era dove lo ricordavo (manco da questi luoghi, senza rimpianti, dall'adolescenza e ci voleva la Guida per farmici tornare). Tempo di percorrere tutto il ponte e trovare uno spiazzo per tornare indietro, il cielo si è fatto buio e ha iniziato a piovere forte, fortissimo. A una rotonda mi fermo, proprio mentre arriva l'unico automobilista gentiluomo del globo che insiste per darmi la precedenza, uff... riparto, giro intorno alla rotonda un paio di volte prima di ritentare la via del ponte. Il navigatore è vigliaccamente muto. Intravedo il cartello (è sulla sinistra, ecco perché prima mi era sfuggito) e mi infilo nella stradina che porta all'argine dove l'ex baracca di pescatori è stata trasformata in elegante chalet-ristorante di baffuti pesci d'acqua dolce. Curve, fitta vegetazione, fifa... come vorrei essere a casa, seduta in poltrona in ciabatte davanti alla televisione ad addentare un panino gommoso ripieno di tonno finto! Invece sono in un tornado, guido quasi alla cieca in cerca dell'ittico mondo di Oz e senza neanche il conforto di un paio di scarpette argentate. Luci in fondo alla strada, è il parcheggio del ristorante. Nel momento esatto in cui spengo il motore, smette di piovere. La strega dell'Ovest deve essersi addormentata o sta giocando a briscola con Murphy, meglio entrare alla svelta ...continua

venerdì 8 giugno 2012

Gamberi e trippa contro l'avversità

"...a me piace la gente che reagisce contro l'avversità...” Brillat-Savarin  
- Mondovì, Piemonte – È venerdì mattina e piove su Mondovì alta. Dopo aver camminato per le vie silenziose ed essermi affacciata ai portoni di palazzi monumentali e chiese chiuse, aspetto che arrivi l'ora di pranzo seduta al tavolino di uno dei bar sotto i portici della piazza principale. Quando entro nel ristorante lo trovo molto bello, con imponente soffitto a cassettoni, tocchi vivaci alle pareti e dalle finestre vista su colline e Langhe. Oltre me c'è un tavolo di cinque tedeschi, uomini e donne di mezza età cordiali e allegri già prima di iniziare a bere. Ordino e mangio con gusto, senza dimenticare gli appunti mentali per la recensione destinata alla Guida: tortino di zucchine con provola leggermente affumicata e pesto, gamberi e trippa al curry (per i quali anche i tedeschi vanno in brodo di giuggiole, squittendo e scattando foto ricordo), tagliatelle di grano duro con fave salame cotto e pecorino, alici con patate e fagiolini, tortino caldo di cioccolato, qualche nocciola ricoperta di curry, Arneis e grappa. Pago il conto e, sorpresa, il cuoco mi dice sottovoce che dopo 8 anni chiude, causa scarsa affluenza. Si trasferisce non so dove. Mi è più chiaro di aver guidato molte ore per una recensione che cadrà nel vuoto. Per consolarmi vado a vedere i vivaci galletti dipinti sui piatti del (deserto) museo della ceramica e poi salgo sulla (vuota) funicolare per esplorare Mondovì bassa, come l'umore generale.

giovedì 7 giugno 2012

Grillo autostoppista

"...la maggior parte delle belle poesie erano state fatte per il pranzo, pranzando o dopo pranzo.” Brillat-Savarin  
- Piemonte – Mentre percorro un tratto di strada alberato, casca sul parabrezza, ovviamente lato guidatore, un grillo o altro insetto suo stretto parente. Non capisco se vuole un passaggio o solo godersi il fresco, ma le sue antennine tirate violentemente indietro dall'aria sono molto buffe e gli dò volentieri uno strappo. Accelero un po' e lui non fa una piega, anzi, inizia caute ma elastiche manovre rotatorie che lo portano a girarsi di 360 gradi mostrandomi le terga e poi di nuovo la testolina. Un'ora dopo stiamo forse facendo la stessa cosa, io durante il pranzo al Gambero rosso racconto di aver raccolto un autostoppista antennuto mentre lui alla taverna del Grillo parlante si vanta di essere arrivato in auto... in un balzo.

mercoledì 6 giugno 2012

Appetiti

"...l'uomo al quale non si serviva meno di un'intera schiera di toro adulto era poi destinato a bere in una coppa di cui poteva appena sostenere il peso.” Brillat-Savarin  
- Savona, Liguria – La titolare del ristorante è la mia antitesi. Capelli biondi e diritti, spalle larghe, abbigliamento sportivo, jeans, scarpe da ginnastica. Sentirle dire che si è messa a dieta rinunciando a formaggi vino (e sesso, ma questo forse riguarda altri appetiti) per prepararsi alla prova costume non è piacevole per chi come me ha appena ordinato cappesante arrosto con caponata agrodolce di verdure, taglierini e gamberi, filetto di ricciola (25 euro, ma è pescata nel Mediterraneo assicurano) di sublime polposità cucinata al forno con aromi, pinoli, olive taggiasche, patate e pomodori. Più una bottiglia di Vermentino che bevo a metà. Ogni tanto la signora fa capolino al mio tavolo: pare che la cuoca sia preoccupata per la mia ordinazione fuori dal comune (gli altri clienti sono tutti a dieta e pronti per la spiaggia, immagino). Alla fine chiedo se posso assaggiare una (di numero) fragolina caramellata all'anicioso pastis, ma ormai la cucina ha perso la bussola e mi omaggia di una cosiddetta piccola porzione composta di numerose fragole e una pallina di gelato che per dimensioni non sfigurerebbe su un campo da tennis. La -mia- prova costume è decisamente rinviata a data da destinarsi.

martedì 5 giugno 2012

Il gusto lusingato

"La memoria ricorda le cose che hanno lusingato il suo gusto; la fantasia quasi le vede; c'è in tutto questo qualcosa del sogno.” Brillat-Savarin  
- Pollone, Piemonte – Ero stata per la prima volta nel biellese alcuni mesi prima per lavoro, in un caldo settembre. Mi ero auto gratificata con un pranzo in un ristorante di Pollone che aveva lasciato bellissimi ricordi per i piatti e per il tavolo apparecchiato sulla veranda affacciata su un giardino. Certo io ero l'unico avventore, ma era un po' come aver prenotato l'intero ristorante. La questione lavorativa era poi andata bene, completando il quadretto idilliaco. Trovandomi nuovamente in zona e per gli stessi motivi, mi sono detta che un rito andato così bene andava ripetuto. Il ristorante dell'altra volta però era chiuso per turno e il ripiego non si era rivelato all'altezza: "Vorrei prenotare un tavolo per oggi a pranzo..." - "Mi spiace, signora, ma siamo chiusi" - "Ah... avevo letto che il martedì siete aperti..." - "Si, ma abbiamo avuto due matrimoni e allora...". E io che c'entro, non ero invitata. Apro la Guida (meno male che l'ho portata) e cerco il locale con voto più alto a Biella. Quello meglio recensito è un'enoteca. Telefono e una voce femminile mi dice che saranno felici di tenermi un tavolo, anzi se conto di arrivare a breve c'è anche possibilità di parcheggio davanti al locale. Però! Arrivo all'enoteca e trovo non solo parcheggio ma anche animazione, sembra di essere a Milano. L'ambiente, con le pareti tappezzate di bottiglie, richiama atmosfere da club, parecchi tavoli sono occupati, c'è molta gente, molti singles, giovani uomini attraenti e donne eleganti. I piatti, pur corretti, non somigliano lontanamente a quelli che avevo assaggiato nel ristorante di Pollone, eppure... la prossima volta che capiterò da queste parti preferirò un pranzo eccellente in un ristorante deserto o un paio di piatti discreti nel locale modaiolo?

domenica 3 giugno 2012

La grappa sul tetto che scotta

"I cavalieri avevano un che di soldatesco nell'atteggiamento...” Brillat-Savarin  
- Langhe, Piemonte – Concludo il pranzo come piace a me, con una grappa. Di Barolo, invecchiata due lustri. E visto che per una volta sono in un relais con tanto di salottino e soffici poltrone nelle quali sprofondare prima di rimettersi in viaggio, me ne aggiudico una enorme. Non so bene come e quando si sia materializzato, ma il barista addetto alla sala si fa presto notare. Per nulla scoraggiato dal giornale che sto sfogliando e il cui messaggio neanche tanto subliminare è "Non ho voglia di chiacchierare", sente impellente l'urgenza di mettermi a parte delle sue idee su argomenti assortiti, ma dal preciso comun denominatore. Attacca col tè: "Io adoro il tè, il suo rito, tutto quello che è legato all'Inghilterra mi piace, perché gli inglesi hanno portato la civiltà in India..." Ehhh???? "I grandi imperi, come quello romano, hanno costruito strade, ponti..." Colonialismo e imperialismo scambiati per filantropia mi mancavano, magari pensa che con l'Anschluss i nazisti volessero carpire la ricetta della torta sacher. E qui casca subito il logorroico dalla pelle olivastra, i capelli corvini e la statura più da riformato che da centurione: "Hitler ha ingannato il popolo tedesco...". Adesso gli parlo della rupe Tarpea, o almeno chiedo la restituzione delle mance lasciate per i camerieri. Penso. Invece mi strozzo con le ultime due dita di grappa, chiudo il giornale e tolgo le tende dal campo nemico.

sabato 2 giugno 2012

Ebbrezza della lista

"...una lode delicata si deve sempre a chi si sforza di darci piacere.” Brillat-Savarin  
- Langhe, Piemonte – Un giovane cameriere asiatico si avvicina al tavolo chiedendomi se gradisco un aperitivo. "Molto volentieri" rispondo, pregustando il solletico delle bollicine sul palato mentre la vista si perde sulle curve delle colline appena scalate per arrivare al ristorante. Lui inizia a sciorinare l'elenco delle numerose etichette disponibili ma, tra il fatto che pronuncia tutte le "erre" come "elle" ed è forse un po' emozionato (i corti capelli neri sono ritti sulla testa come la pelliccia di un gatto che abbia visto un quadrupede di razza canina), non capisco niente di quel che dice. Finisco per scegliere l'unico nome che nella tartara lista mi sembra di riconoscere. E mi sembra male, perché arriva una bottiglia diversa da quella che mi aspettavo ma che comunque accetto perchè il ragazzo è gentile e sollecito. Che sia una nuova tecnica di persuasione occulta, frutto della fusione dei cervelli degli uffici risorse umane e marketing?