Collezionista di colazioni e fotografa, in dialogo con Anthelme Brillat-Savarin
Critico gastronomico in incognito da 13 anni per una Guida nazionale e gourmet da molto più tempo.
Altre passioni da dichiarare: Borges, Gadda, tè, libri, film, vino, spille vintage, scarpe, arte, musei.
Visualizzazione post con etichetta Liguria. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Liguria. Mostra tutti i post

sabato 8 giugno 2013

Coperto boomerang

Appetizer: crostini di patè di olive taggiasche e di acciuga © Brillante-Severina
"Si chiama esaurimento uno stato di debolezza, languore e depressione derivato da circostanze precedenti..." Brillat-Savarin
Ponente Ligure - La patronne del ristorante deserto in un giugno soleggiato si chiede perché ha pochi clienti. Io ho ordinato antipasto, primo, secondo e due mezze porzioni di dolci, del pane ho mangiato solo una fetta, il vino l'ho avanzato (non mi piaceva la scelta) e sul conto di settanta euro mi vedo appioppato uno stonato euro di coperto. Magari le domande da porsi sono altre?

venerdì 7 giugno 2013

Senza trama e senza finale

 © Brillante-Severina
"...per trasportare da un paese all'altro tutto ciò che merita di essere conosciuto..." Brillat-Savarin
Una località balneare del Ponente Ligure - Dopo il pranzo al ristorante e prima di risalire sul treno che mi riporterà in Piemonte ho circa un'ora. Esco sulla strada, giro a destra (sempre la prima a destra si deve prendere, no?) e inizio a percorrerla. Una chiesa, qualche negozio di abbigliamento ancora chiuso, agenzie immobiliari, gelaterie anonime, una serie di bar con i tavoli all'aperto occupati da uomini in età ma anche giovani (donne non pervenute). Potrebbe essere un paesino di provincia lombardo o piemontese se non fosse per le cartoline esposte nelle tabaccherie, estrogenate messaggere di una Liguria standard, distillata in monotone spiagge e ombrelloni e pseudo spiritosi piedoni coperti di sabbia. Non una che ritragga un'antica fortezza, una roccia conquistata dalle impavide agavi giganti, una vigna terrazzata, un monumento qualunque o anche solo le serre di fiori diffuse nella regione. Torno verso la stazione e cerco il sottopassaggio per vedere da vicino il mare. Non lo trovo e non insisto, immaginando le spiagge ormai colonizzate dagli stabilimenti balneari e dalle pallide nudità dei vacanzieri precoci. Ritorno sui miei passi verso il pavimento in graniglia arancione con decori Liberty (e sedie in plastica di rara bruttezza) della sala d'attesa. Quest'ora senza trama e senza finale non mi ha regalato il mare, ma le graziose onde spumose disegnate dalla grechina di un'eleganza d'altri tempi.

giovedì 6 giugno 2013

Mare ululà

Liguria di Ponente © Brillante-Severina
Per capire quanto io ami le località balneari, ecco il programma di una giornata di giugno:
Arrivo nel ponente ligure con treno IC: h. 12.59
Arrivo al ristorante distante 500 mt dalla stazione (comprensivo del probabile ritardo dell'IC): h. 13.30
Ora stimata fine pranzo: h. 15.45
Ritorno in stazione: h. 16.30
Probabilità di riuscire a vedere il mare: 5%
Di vederlo col binocolo: 95%

Alla fine... La cosa che ho amato di più è stato il pavimento Liberty in graniglia arancione della stazione e il mare l'ho fotografato solo dal finestrino del treno in corsa. La Regina Margherita è idolatrata in loco. Il cappon è magro, come da tradizione ligure, ma non povero e anzi disseminato d'astice e di chele sue.

Non farmi domande e non ti dirò bugie

La Regina Margherita, grande villeggiante del Ponente ligure © Brillante-Severina
La patronne del ristorante ligure mi chiede se sono qui in vacanza
Non farmi domande e non ti dirò bugie

mercoledì 5 giugno 2013

Servizio pigro? Prendi un cane

Lungomare Alassio © Brillante-Severina
"L'uomo non è fatto per un'attività indefinita... la continuità d'esistenza lo induce a desiderare il riposo." Brillat-Savarin
Alassio, Liguria - A questo cuoco piace raccontare i piatti e avere il contatto con il cliente. Solerte senza essere servizievole, porta in sala le preparazioni, le olia a dovere con un profumato extravergine locale, versa bisque e infusi, stappa scaraffa e mesce da un decanter che sembra la lampada di Aladino ma in vetro... e ogni tanto gli scappa una battuta felice. Come quando rivela che i poggiaposate d'argento a forma di cagnolino bassotto sistemati sulla tavola più che un accessorio elegante sono un escamotage: essendo molto pigro, per non dover fare il giro del tavolo sistemando a sinistra del piatto la forchetta e a destra il coltello e l'eventuale cucchiaio, posa tutto sul cane e risparmia energie. Ba(u)sta là.

domenica 2 giugno 2013

Se sei donna sei groupon

  Alassio, Liguria © Brillante-Severina
"Il buongusto non disdice affatto alle donne..." Brillat-Savarin
Liguria di Ponente - Con un'amica si decide di pranzare in un ristorante stellato per stare insieme e farci un regalo. Ci mettiamo in ghingheri e saliamo sul treno intercity, destinazione Liguria di ponente. Colazione ai tavoli all'aperto di una pasticceria storica e tante parole di speranza e timore sulle nostre vite in un tempo incerto. Alle 13.00 in punto suoniamo alla porta del ristorante e veniamo accompagnate in un salotto elegante dove il cuoco in persona ci porge due menu aperti a una pagina precisa. La pagina è quella di una proposta di degustazione diversa da quelle esposte fuori, senza prezzo e intitolata Groupon. Ci guardiamo stupite. Forse a pranzo i ricchi menu che abbiamo letto all'ingresso non sono disponibili e vengono sostituiti da questo? E il titolo? Fa dello spirito con riferimento a un sito che vende esperienze gourmet in saldo? Lo spirito non c'entra e lo conferma il cuciniere nerovestito (non per questo snellito) quando ci dice che quello è il menu riservato proprio ai clienti Groupon. Ci piacerebbe sapere cosa abbia fatto credere a questo cuoco, il quale evidentemente aspettava quattro persone a pranzo, che noi siamo le clienti "scontate". Mi limito a un finto ingenuo "Cos'è Groupon?" che lo disorienta e fa ricomparire i menu a prezzo pieno (50 e 80 euro, a seconda del numero delle portate) e l'esclusiva carta dei vini. Non solo ha sbagliato mira, ma ha fatto la figura di quello che spedisce al coniuge la lettera destinata all'amante. Osservando durante il pranzo la coppia Groupon che nel frattempo è arrivata, registriamo che pur ricevendo un menu ridotto e vino al calice, per il resto gode di un servizio identico al nostro, pagando la metà della metà. Per ironia della sorte i due siedono allo stesso tavolo che fu assegnato a me la prima volta che venni, sola e unica cliente, in questo ristorante anni addietro... un posto di serie b, devo dedurne. Arriviamo alla conclusione che la valutazione del cuoco sia stata sessista: le donne (senza uomini) frequentano poco i ristoranti, tantomeno stellati, e quindi se osano varcarne le soglie in autonomia il pranzo lo comprano in saldo. Sconsigliato a chi viaggia Soulon.

giovedì 30 maggio 2013

Ho visto maltrattare un uovo

Bianco e giallo, Liguria © Brillante-Severina
"Dopo il primo piatto, attaccò la frittata..." Brillat-Savarin
Da qualche parte in Liguria - Ho visto maltrattare un uovo. Strapazzato, immischiato con brandelli di crostacei e coriandoli d'erbe, ridotto a un mucchietto informe, accerchiato da gamberi in bisque. E ho ascoltato la filosofia del suo cuciniere: se a un cliente non piace un piatto del mio menu è un problema suo. E ho immaginato pollai in fuga, con tuorli e albumi in salvo.

lunedì 15 aprile 2013

Dall'altra parte del vetro

Cappasanta foie gras sedano rapa croccante al “nero” e coulis al Pelaverga   © Brillante-Severina
"...colui il quale inventò la trattoria fu certamente... un osservatore profondo." Brillat-Savarin
San Remo, Liguria - Se invece che delle mie memorie si trattasse di quelle dei ristoratori, della mia cena scriverebbero: 
Era una serata fiacca di aprile con due soli tavoli riservati, uno da quattro e l'altro da uno, stranamente prenotato con una settimana di anticipo da una donna a nome B., probabilmente la segretaria di un businessman di passaggio, alla quale non avevamo neanche chiesto un recapito telefonico. Il tavolo da quattro, due donne francesi arrivate presto con i nipotini, alle 20.30 aveva già quasi terminato la cena, mentre l'altro alle 20.45 non si era ancora presentato. Questa sera si va a casa presto, ci eravamo detti senza dispiacere visto che il giorno dopo dovevamo alzarci presto per un corso ad Alassio. Poi alle 20.50 era arrivato un taxi e ne era scesa una donna. Di età difficile da definire, con capelli bruni lunghi e ricci e occhi di uno strano colore marino, sotto la giacca verde menta affidata al guardaroba, indossava una camicia di seta che non lasciava intravedere niente, pantaloni tipo tight e scarpe con i tacchi molto sexy e per niente volgari, notate anche dallo chef. Il signor B. che aspettavamo era dunque una lei e fu subito chiaro che non era venuta per una cena veloce. Scelto il tavolo di fronte alla vetrata della cucina a vista dove la brigata la guardava con curiosità ricambiata, ordinò il nostro menu degustazione più ricco, quello da cinque portate più appetizer e pre-dessert, accettò volentieri il calice di Prosecco di aperitivo e, contrariamente a molti nostri clienti che dopo quello si limitano a ordinarne un altro e ci fanno tutta cena, lei ne aveva già bevuto metà prima dell'arrivo dello stuzzichino e chiese la carta dei vini. Voleva un Vermentino, ma il sommelier la convinse abilmente a scegliere un più pregiato e costoso Pigato in barrique. Il fatto di essere sola non le creava imbarazzo, si trastullava con un Ipad e un giornale, ma appena la cucina posava sulla mensola davanti alla vetrata la stoviglia nella quale il piatto andava a comporsi, non aveva occhi che per quello. Lodò i nostri gamberi rossi sanremesi affumicati su legno di quercia e andò in brodo di giuggiole per la cappasanta (noi la scriviamo con una p sola) col foie gras che, normalmente trangugiata in due bocconi, con lei durò parecchio. Ripensandoci, mangiava tutto molto lentamente e la cucina lavorava col freno a mano tirato per non superarla. Quando fu la volta dei ravioli di orata in guazzetto di crostacei tememmo per la sua camicia bianca ma non osammo proporle un bavaglino e lei se la cavò. Intanto la bottiglia continuava a calare e quando chiese che fosse estratta dal secchiello perché troppo gelata era già a metà. Dopo la pescatrice avvolta nello speak con riduzione al passito, le portammo il nostro pre-dessert, un batuffolo di zucchero filato avvolto su un bastoncino infilzato in una fragola che diverte sempre i clienti e lei non fece eccezione. Visto il suo entusiasmo, le lasciammo scegliere il dolce che preferiva, ma lei rimase su quello previsto dalla degustazione, la variazione di mandarino, e volle anche provare il gelato al tabacco da pipa. Come avevamo previsto lo trovò pungente ma fu lo chef a esser punto quando gli disse che il gelato al tabacco era un dolce di battaglia della Conchiglia, lo stellato ristorante di Taggia, dove raccontò di averlo assaggiato alcuni anni prima. A mezzanotte, mentre il sous chef andava a casa e la cucina era ormai linda e immobile, lei e lo chef continuarono a parlare di cucina, Liguria e Piemonte, regione, quest'ultima, dalla quale provenivamo tutti. Lungi da mostrare stanchezza o sonno, lei chiese una grappa e lo chef, che nel frattempo si era preparato un caffè, tirò fuori due bicchierini nei quali versò il Bas Armagnac delle grandi occasioni dando fondo alla bottiglia. Quando lo chef la accompagnò a vedere il dehor lei espresse il desiderio di tornare il giorno dopo a pranzo per assaggiare il crudo di pesce che le aveva descritto, ma per fatale coincidenza era il nostro giorno di chiusura e c'era anche il corso ad Alassio quindi non potemmo accontentarla. Dopo aver pagato il conto, dal quale avevamo detratto Armagnac e caraffa d'acqua (peraltro intatta), la vedemmo salire sul taxi dal quale il guidatore, appena l'aveva vista arrivare, era sceso per aprirle lo sportello, per poi allontanarsi nella notte verso il Porto vecchio.

sabato 13 aprile 2013

Giuditta e Oloferne prima di cena

Giuditta, Madonna della Costa - San Remo © Brillante-Severina
"...una condiscendenza se ne tira dietro un'altra..." Brillat-Savarin
San Remo Vecchia, Liguria - Avevo o non avevo detto che non bisogna stancarsi troppo prima della cena in un ottimo ristorante? E infatti quando approdo nel locale del Porto vecchio, ho alle spalle un pomeriggio di arrampicata -naturalmente senza scarpe adatte- nel borgo medievale della città, fra ciottoli scivolosi, gradini in pendenza, salite fra mura scalcinate, mici che vogliono giocare, farsi immortalare ed entrare con te nelle chiese dalle quali in tempi lontani veniva gettato l'olio bollente sulle teste dei Saraceni invasori. Arrivata sul cocuzzolo, goduta la vista e capito che stava per piovere e forte, avevo iniziato a scendere incrociando un uomo anziano in compagnia di un cagnetto imbronciato. Scoperto da lui che da vedere c'erano anche i giardini e il santuario, era ricominciata la salita fra palme, cactus giganti, ficus dalle radici a vista che neanche in India, gabbiani e tortorelle. Nel santuario la statua di Giuditta, con sandalo a vista, drappeggiatissima e acconciatura degna di Poppea, nel gesto di tenere per i capelli riccioluti la testa di Oloferne (barbuto si, ma con definiti, fitti e ordinati boccoli) aveva ripagato da sola la salita. Anche le nuvole erano state amiche, aspettando il mio rientrato in albergo per annaffiare tutto e tutti e preparare uno scenario luccicante per la cena nel Porto vecchio ...continua

venerdì 12 aprile 2013

La strategia del gambero

San Remo: Gambero rosso e la notte vista dal Porto vecchio © Brillante-Severina
"Alla fine sente il sonno dissiparsi gradatamente..." Brillat-Savarin
San Remo, Liguria - La cena ha dissolto la stanchezza della giornata e avendo scoperto che nella cittadina rivierasca percorrere in taxi 200 o 2000 metri costa la stessa cifra (10 euro), chiedo al taxista chiamato dal ristorante di guidare in un giro panoramico della città illuminata di notte. Lo metto un po' in crisi perché, dice lui, c'è poco da vedere oltre al Porto vecchio. Io troverei interessanti anche il centro storico o un punto panoramico su quel mare dal quale provengono i gamberi rossi che a cena non sono mancati (per esempio affumicati su legno di quercia e spalleggiati da vellutata di fagioli di Pigna). E intorno al Porto Vecchio giriamo, con sosta per mia fotografia al Santuario luccicante verso il quale mi sono lungamente arrampicata nel pomeriggio e più prosaica sigaretta del taxi driver. Arriviamo all'hotel a mezzanotte e mezza e lui mi apre lo sportello. Scendo e dove potevo atterrare se non su una lastra rotta e inclinata dell'infido pavé de rue? Vacillo sui tacchi dando un'impressione di ebbrezza, anche se per una volta la mezza bottiglia di Pigato in barrique della cena non c'entra. Cerco di riprendere l'equilibrio e di salire con dignità la scalinata che conduce alla porta girevole del decadente Grand Hotel. Anche i vetusti gradini sono sconnessi, ma imitare la strategia dei gamberi, che quando si trovano di fronte a un pericolo camminano all’indietro, non mi sarebbe d'aiuto e neanche Wanda Osiris mi è di esempio visto che le scale lei le scendeva. Non mi resta che ascendere con la calma del bradipo.

giovedì 4 aprile 2013

Morone, orrido ma amabile

Tartara di morone (al centro) e crudo di gamberi, Rezzano, Sestri Levante © Brillante-Severina
"Si separarono tardi e nelle mie memorie segrete non trovo nient'altro che si riferisca a quel giorno." Brillat-Savarin
Sestri Levante, Liguria - Ventiquattro ore dopo una cena deludente in Lombardia (leggere qui >), mi affaccio con prudenza alla porta del ristorante ligure in elegante stile marinaro dove ho prenotato e del quale ho letto, sul web ma anche sulla Guida, che il servizio è molto riservato. Le Cassandre devono essersi sbagliate perché invece l'accoglienza è gentile e, dettaglio per me fondamentale, mi lasciano scegliere il tavolo che preferisco (ok, ho prenotato con una settimana di anticipo e ci sono solo altri due tavoli impegnati, ma a parità di condizioni in altri locali provano comunque a confinare in un angolo). Quando occupo la sedia di un tavolo vicino con la borsa, pronta a liberarla se arrivasse qualcuno, la risposta sorridente è che per quella sera ormai al massimo i lupi. In effetti la giornata marzolina si discosta molto dall'immagine da cartolina della riviera luminosa e profumata di fiori. Piove senza sosta dal mattino, le onde che in un altro secolo avevano condotto all'approdo nella baia un estasiato Lord Byron oggi han portato a riva solo alghe scure e puzzolenti e nel carrugio si aggirano poche persone. Una Liguria malmostosa e fuori dagli stereotipi che a me piace oltre ogni dire. 
Dopo le frittelle di baccalà di benvenuto morbide paffute e saporite senza essere unte, arrivano in tavola i primi piatti, portati dalla cuoca-titolare con espressione benevola. Sul web avevo letto una critica impietosa al suo aspetto dimesso, ma il confronto con la realtà è l'ennesima conferma che certe recensioni on line sono scritte da marziani. La signora indossa un abito nero privo di fronzoli sul quale porta un grembiule pulito e ai piedi non calza scarpe, impossibili da tollerare per tante ore da chi sta in piedi in cucina, ma ciabatte-pantofole riposanti sobrie e intonate all'abito. E poi più che dell'aspetto non è meglio tener conto dell'esperienza? I consigli su eventuali varianti si rivelano infatti sempre azzeccati, come l'aggiunta di pisellini teneri e dolci nei taglierini con scampi. Indecisa fra due antipasti, la proposta di assaggiarli entrambi in porzioni ridotte, mi permette di gustare sia il delicato crudo di morone (pesce raro e pregiato, orrido quanto buono, pescato nel mar Ligure) e di gamberi, sìa la leggera tempura di gamberi e mele, oltre a trota salmonata e affumicata in casa pescata nel Trebbia. Dopo gli spiedini di seppioline scelgo la crêpe al Grand Marnier e gelato alla crema con la quale mi viene offerta una coppa di Moscato. Sentito che sono piemontese arriva anche una bottiglia di Passito stappata al tavolo (inutile dire che faccio onore a entrambi i vini) e poi ancora dei dolcini al cioccolato e una bottiglia di rum lasciata alla mia mercé, forse a evocare i pirati che in altri tempi minacciavano queste coste. All'anima della freddezza.

giovedì 28 marzo 2013

Polpo infestante

Polpo - Ulisse Aldrovandi (1522 – 1605) naturalista, botanico, entomologo italiano
"...ebbe la fortuna di riuscire anche quella volta e ne ebbe una gratificazione tale che..." Brillat-Savarin
Liguria - C'è un paesino della riviera ligure nel quale il ricordo del polpo che durante i mondiali di calcio del 2010 aveva stregato i tifosi indovinando l'esito delle partite a suon di ventose ben posizionate, è ancora vivissimo. Il ristorante che porta il nome del polpo nell'insegna ha infatti allungato i tentacoli e non c'è angolo del centro dove non se ne trovi un clone. Malgrado questo, l'idea di entrare e assaggiare non mi sfiora e nessuno degli abitanti ai quali chiedo consiglio su dove andare a mangiare me lo consiglia. Turista che vuol intendere...

mercoledì 27 marzo 2013

Niente trip, solo gusto e ospitalità

Frittelle di baccalà, Rezzano, Sestri Levante © Brillante-Severina
"Questo è il destino dell'essere umano considerato come essere sensibile..." Brillat-Savarin
Sestri Levante, Liguria - Pago il conto e una serata che era già stata intensamente gourmet si evolve in una piacevole chiacchierata con i proprietari del ristorante (una coppia e la figlia) e un giovane cuoco. Mica in piedi come un prolungato congedo, siamo seduti comodi e parliamo di cucina e di ristoranti e di terre e genti di Liguria, Piemonte, Roma... Non mi chiedono chi sono o cosa faccio, né hanno l'aria di voler serrare il locale solo perché la cucina ha ormai chiuso. Dopo un bel po' salta fuori che loro abitano vicino al mio hotel e visto che si sono fatte le due, chiudono e mi accompagnano. E forse perché non piove più o forse perché certe serate si vorrebbero senza fine, a metà strada entriamo in un bar e ordiniamo un ultimo giro. Si unisce un loro amico che si scopre essere il proprietario dell'albergo dove ho la stanza e che mi guarda alquanto stupito quando gli descrivo il rito della fotografia delle scarpe accanto alle tende (leggere qui >>). Alle tre ci salutiamo tutti e ci separiamo.
Tra quelli ai quali ho descritto la serata, nessuno ha apprezzato la descrizione del menu o la cordialità (ossia i lati positivi), hanno quasi tutti insinuato che, sospettandomi giornalista, i ristoratori abbiano voluto compiacermi. A me piace credere ancora nell'accoglienza e nei doni del caso. Dopo due treni, il taxi e l'albergo che nessuno mi rimborserà, il tempo piovoso, due pigri giorni di fine inverno in un paese di poche anime e quasi tutte intente a leccar gelati, ho ricevuto accoglienza cordiale e ho consumato un'ottima cena. La felicità è una roulette, la pallina a volte si ferma sul balcone con vista baia o su una frittella di baccalà che non gronda unto ma solo umana simpatia, in un ristorante il cui scopo non è darti da mangiare e poi mandarti via, ma anche condividere. Concetti da spiegare ai tripadviseristi. 

lunedì 25 marzo 2013

Poseidone

Nettuno, Sestri Levante © Brillante-Severina
"...rifiutar l'invito non era possibile." Brillat-Savarin
Sestri Levante, Liguria - Sopra il portone di un alto palazzo color crema vicino al Carrugio la statua raffigurante un Poseidone mingherlino che il pesce lo manga sicuramente al vapore, dondola su un veliero con il braccio alzato e il dito ossuto rivolto al mare. Lo interpreto come il segno che il dio marino mi invita a proseguire in quella direzione. Infatti pochi metri più in là trovo il ristorante dove ho prenotato per cena.

domenica 24 marzo 2013

Crema e fichi

"Gelatino" da Baciollo, Sestri Levante © Brillante-Severina
"(lo zucchero) mescolato con l'acqua... dà i gelati che sono d'origine italiana..." Brillat-Savarin
Sestri Levante, Liguria - Il gelato non è in cima alla mia lista dei cibi preferiti. Mi piace quano diventa il pretesto per trascorrere un'ora in compagnia di un'amica nel dehor della gelateria più buona del posto, mentre fuori cade la pioggia e poi smette, il cielo si apre, il sole illumina la facciata rossa delle case e compare l'arcobaleno. Nella mia coppa ("piccola"): crema e fichi, cioccolato ciliegie e rum, ricotta e caramello.

sabato 23 marzo 2013

Baia del Silenzio

Baia del Silenzio, Sestri Levante © Brillante-Severina
"...non hanno fretta di allontanarsi dal luogo ove hanno ricevuto un'ospitalità cordiale..." Brillat-Savarin
Sestri Levante, Liguria - Sono arrivata da un'ora e piove. Scendo nel bar dell'albergo e sto per sedermi a un tavolo quando il cameriere mi dice che se preferisco c'è anche un salotto. Dopo esserci entrati non è difficile preferirlo. Si trova a livello del bagnasciuga, è arredato con divani e ampie poltrone in colori neutri e sulla parete di fondo grandi vetrate ad arco affacciano sulla Baia del Silenzio. Cielo nuvoloso e pioggia tengono lontani gli accaniti della spiaggia e accentuano l'atmosfera romantica del luogo e del momento, deserto e silenzioso, come sotto un incantesimo. Sprofondo nella poltrona color corda dalla quale si vede la punta della baia che fa da piedistallo al convento dell'Annunziata abitato dai domenicani dalla seconda metà del 1400 fino alla fine del 1700, quando Napoleone presenta lo sfratto. Vedo e sento le onde dell'insenatura venire a suonare la loro serenata frangendosi ai miei piedi, regalando dolcezza all'anima come scrisse Byron approdando in queste acque. Ordino un tè che arriva con biscotti buoni e graditi considerato che non ho pranzato. Tra mail e telefonate un'ora passa come un minuto, poi viene a prendermi un'amica che vive in Liguria, in una località vicina. L'idea di ancorarsi qui non la seduce (forse è meglio così, altrimenti di mia volontà non me ne sarei allontanata) e anche per me arriva lo sfratto.

giovedì 21 marzo 2013

Riti

Polacchino verde, hotel Miramare - Sestri Levante © Brillante-Severina
"...gli sforzi che deve fare ogni anfitrione per ricevere bene i suoi invitati..." Brillat-Savarin
Sestri Levante, Liguria - C'è chi studia il meteo per essere sicuro di trovare bel tempo, io quando vado in Liguria spero in nembi di nuvole che movimentino i cieli, pur senza generare diluvi. Ed eccomi accontentata. Piove dal mattino, piove durante il viaggio, piove all'arrivo in stazione. Ho l'ombrello ma soprattutto la vista abbastanza buona per individuare la fermata dei taxi e salire sull'unico disponibile, destinazione hotel. Dopo esperienze deludenti in alberghi di uguale categoria in grandi città di ogni dove, dovevo capitare in Liguria per trovare un quattro stelle che accoglie il viaggiatore con un sorriso e, particolare non secondario, con un baldo giovane che si fa carico del bagaglio e accompagna al piano. La camera è di sobria eleganza e sfacciatamente bella vista sulla Baia del Silenzio (fotografia dal balcone >>), poetica e pallida sotto la pioggia. Sbrigato il rito delle fotografie alla camera che è un mio modo per prenderne possesso (con immancabile scatto alle scarpe per la sera, immortalate sempre davanti alla tenda della finestra), non resta che impegnare il tempo (sei ore) che separa dalla la cena ...continua

mercoledì 20 marzo 2013

Al di là delle spiagge

Baia del Silenzio a Sestri Levante sotto la pioggia, dal balcone del Miramare © Brillante-Severina
"In tale stato va a letto contento di sè e degli altri" Brillat-Savarin
Sestri Levante, Liguria - Tra le poche persone italiane a non amare le vacanze al mare, capito in Liguria quasi solo per recensire ristoranti per la Guida e prima che le giornate soleggiate profumino di abbronzante al cocco. Di solito chiedo locali aperti a pranzo e in località raggiungibili in treno, ma quest'anno me ne tocca uno aperto solo a cena. Dopo molti rinvii, capisco che per decidermi serve un incentivo. Innanzitutto rivedere Al di là delle nuvole di Antonioni (uno degli episodi è ambientato in una Portofino invernale e luccicante di pioggia appena caduta), prenotare il ristorante con una settimana di anticipo (per il buon tavolo) e poi individuare un hotel carino. Fra quelli di categoria media trovo per lo più ambienti con arredi fermi agli anni settanta o, peggio, con pareti dai colori vivaci che neanche in Africa. Tanto vale trattarsi bene e scegliere un quattro stelle chic. Mentre penso all'ultimo dettaglio, ossia le scarpe da mettere in valigia, fuori nevica e anche le previsioni per il giorno della partenza sono umidicce. Meno soleggiato di così ...continua

mercoledì 22 agosto 2012

A Galileo non far sapere...

Fotografia: Calamaro © Brillante-Severina
"...occuparsi della sua felicità durante tutto il tempo ch'essa passa sotto il vostro tetto." Brillat-Savarin  
- Varigotti, Liguria – Con un'amica in un ristorante ligure, guardiamo un po' indecise i tavoli sulla terrazza e chiediamo lumi alla cameriera su quale sia il migliore, quello dove il sole non arrivi troppo presto a guastarci il pranzo. Lei, con la stessa espressione che avrebbe un cercatore d'oro al quale si chiedessero indicazioni sul più vicino rigagnolo dove setacciar pepite, ci risponde che "il sole gira". Quanto è facile giocarsi la mancia ostinandosi sulla teoria Tolemaica...

giovedì 26 luglio 2012

Non desiderare il pasticcino d'altri

"Le donne [buongustaie] sono grassocce, più graziose che belle, e tendono un po' all'obesità.” Brillat-Savarin  
- Savona, Liguria – Al termine dell'ittico pranzo arriva l'alzatina d'argento con la piccola pasticceria. Mentre studio le golosità mignon con la stessa attenzione con la quale si valuterebbero le pedine su una scacchiera, una corpulenta signora -suppongo madre del cuoco- che aveva pranzato insieme alla famiglia a un tavolo vicino si alza e, nel passarmi accanto, lancia uno sguardo avido ai (miei) pasticcini. Senza pensarci due volte allunga la mano, ne agguanta uno, lo porta alla bocca e se lo gusta passando oltre. Forse un episodio simile è già accaduto visto che il ristorante ha appena perso la stella e d'accordo che la senilità ci attende tutti al varco, ma voglio lo sconto.