Collezionista di colazioni e fotografa, in dialogo con Anthelme Brillat-Savarin
Critico gastronomico in incognito da 13 anni per una Guida nazionale e gourmet da molto più tempo.
Altre passioni da dichiarare: Borges, Gadda, tè, libri, film, vino, spille vintage, scarpe, arte, musei.
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lunedì 15 aprile 2013

Dall'altra parte del vetro

Cappasanta foie gras sedano rapa croccante al “nero” e coulis al Pelaverga   © Brillante-Severina
"...colui il quale inventò la trattoria fu certamente... un osservatore profondo." Brillat-Savarin
San Remo, Liguria - Se invece che delle mie memorie si trattasse di quelle dei ristoratori, della mia cena scriverebbero: 
Era una serata fiacca di aprile con due soli tavoli riservati, uno da quattro e l'altro da uno, stranamente prenotato con una settimana di anticipo da una donna a nome B., probabilmente la segretaria di un businessman di passaggio, alla quale non avevamo neanche chiesto un recapito telefonico. Il tavolo da quattro, due donne francesi arrivate presto con i nipotini, alle 20.30 aveva già quasi terminato la cena, mentre l'altro alle 20.45 non si era ancora presentato. Questa sera si va a casa presto, ci eravamo detti senza dispiacere visto che il giorno dopo dovevamo alzarci presto per un corso ad Alassio. Poi alle 20.50 era arrivato un taxi e ne era scesa una donna. Di età difficile da definire, con capelli bruni lunghi e ricci e occhi di uno strano colore marino, sotto la giacca verde menta affidata al guardaroba, indossava una camicia di seta che non lasciava intravedere niente, pantaloni tipo tight e scarpe con i tacchi molto sexy e per niente volgari, notate anche dallo chef. Il signor B. che aspettavamo era dunque una lei e fu subito chiaro che non era venuta per una cena veloce. Scelto il tavolo di fronte alla vetrata della cucina a vista dove la brigata la guardava con curiosità ricambiata, ordinò il nostro menu degustazione più ricco, quello da cinque portate più appetizer e pre-dessert, accettò volentieri il calice di Prosecco di aperitivo e, contrariamente a molti nostri clienti che dopo quello si limitano a ordinarne un altro e ci fanno tutta cena, lei ne aveva già bevuto metà prima dell'arrivo dello stuzzichino e chiese la carta dei vini. Voleva un Vermentino, ma il sommelier la convinse abilmente a scegliere un più pregiato e costoso Pigato in barrique. Il fatto di essere sola non le creava imbarazzo, si trastullava con un Ipad e un giornale, ma appena la cucina posava sulla mensola davanti alla vetrata la stoviglia nella quale il piatto andava a comporsi, non aveva occhi che per quello. Lodò i nostri gamberi rossi sanremesi affumicati su legno di quercia e andò in brodo di giuggiole per la cappasanta (noi la scriviamo con una p sola) col foie gras che, normalmente trangugiata in due bocconi, con lei durò parecchio. Ripensandoci, mangiava tutto molto lentamente e la cucina lavorava col freno a mano tirato per non superarla. Quando fu la volta dei ravioli di orata in guazzetto di crostacei tememmo per la sua camicia bianca ma non osammo proporle un bavaglino e lei se la cavò. Intanto la bottiglia continuava a calare e quando chiese che fosse estratta dal secchiello perché troppo gelata era già a metà. Dopo la pescatrice avvolta nello speak con riduzione al passito, le portammo il nostro pre-dessert, un batuffolo di zucchero filato avvolto su un bastoncino infilzato in una fragola che diverte sempre i clienti e lei non fece eccezione. Visto il suo entusiasmo, le lasciammo scegliere il dolce che preferiva, ma lei rimase su quello previsto dalla degustazione, la variazione di mandarino, e volle anche provare il gelato al tabacco da pipa. Come avevamo previsto lo trovò pungente ma fu lo chef a esser punto quando gli disse che il gelato al tabacco era un dolce di battaglia della Conchiglia, lo stellato ristorante di Taggia, dove raccontò di averlo assaggiato alcuni anni prima. A mezzanotte, mentre il sous chef andava a casa e la cucina era ormai linda e immobile, lei e lo chef continuarono a parlare di cucina, Liguria e Piemonte, regione, quest'ultima, dalla quale provenivamo tutti. Lungi da mostrare stanchezza o sonno, lei chiese una grappa e lo chef, che nel frattempo si era preparato un caffè, tirò fuori due bicchierini nei quali versò il Bas Armagnac delle grandi occasioni dando fondo alla bottiglia. Quando lo chef la accompagnò a vedere il dehor lei espresse il desiderio di tornare il giorno dopo a pranzo per assaggiare il crudo di pesce che le aveva descritto, ma per fatale coincidenza era il nostro giorno di chiusura e c'era anche il corso ad Alassio quindi non potemmo accontentarla. Dopo aver pagato il conto, dal quale avevamo detratto Armagnac e caraffa d'acqua (peraltro intatta), la vedemmo salire sul taxi dal quale il guidatore, appena l'aveva vista arrivare, era sceso per aprirle lo sportello, per poi allontanarsi nella notte verso il Porto vecchio.

sabato 13 aprile 2013

Giuditta e Oloferne prima di cena

Giuditta, Madonna della Costa - San Remo © Brillante-Severina
"...una condiscendenza se ne tira dietro un'altra..." Brillat-Savarin
San Remo Vecchia, Liguria - Avevo o non avevo detto che non bisogna stancarsi troppo prima della cena in un ottimo ristorante? E infatti quando approdo nel locale del Porto vecchio, ho alle spalle un pomeriggio di arrampicata -naturalmente senza scarpe adatte- nel borgo medievale della città, fra ciottoli scivolosi, gradini in pendenza, salite fra mura scalcinate, mici che vogliono giocare, farsi immortalare ed entrare con te nelle chiese dalle quali in tempi lontani veniva gettato l'olio bollente sulle teste dei Saraceni invasori. Arrivata sul cocuzzolo, goduta la vista e capito che stava per piovere e forte, avevo iniziato a scendere incrociando un uomo anziano in compagnia di un cagnetto imbronciato. Scoperto da lui che da vedere c'erano anche i giardini e il santuario, era ricominciata la salita fra palme, cactus giganti, ficus dalle radici a vista che neanche in India, gabbiani e tortorelle. Nel santuario la statua di Giuditta, con sandalo a vista, drappeggiatissima e acconciatura degna di Poppea, nel gesto di tenere per i capelli riccioluti la testa di Oloferne (barbuto si, ma con definiti, fitti e ordinati boccoli) aveva ripagato da sola la salita. Anche le nuvole erano state amiche, aspettando il mio rientrato in albergo per annaffiare tutto e tutti e preparare uno scenario luccicante per la cena nel Porto vecchio ...continua

venerdì 12 aprile 2013

La strategia del gambero

San Remo: Gambero rosso e la notte vista dal Porto vecchio © Brillante-Severina
"Alla fine sente il sonno dissiparsi gradatamente..." Brillat-Savarin
San Remo, Liguria - La cena ha dissolto la stanchezza della giornata e avendo scoperto che nella cittadina rivierasca percorrere in taxi 200 o 2000 metri costa la stessa cifra (10 euro), chiedo al taxista chiamato dal ristorante di guidare in un giro panoramico della città illuminata di notte. Lo metto un po' in crisi perché, dice lui, c'è poco da vedere oltre al Porto vecchio. Io troverei interessanti anche il centro storico o un punto panoramico su quel mare dal quale provengono i gamberi rossi che a cena non sono mancati (per esempio affumicati su legno di quercia e spalleggiati da vellutata di fagioli di Pigna). E intorno al Porto Vecchio giriamo, con sosta per mia fotografia al Santuario luccicante verso il quale mi sono lungamente arrampicata nel pomeriggio e più prosaica sigaretta del taxi driver. Arriviamo all'hotel a mezzanotte e mezza e lui mi apre lo sportello. Scendo e dove potevo atterrare se non su una lastra rotta e inclinata dell'infido pavé de rue? Vacillo sui tacchi dando un'impressione di ebbrezza, anche se per una volta la mezza bottiglia di Pigato in barrique della cena non c'entra. Cerco di riprendere l'equilibrio e di salire con dignità la scalinata che conduce alla porta girevole del decadente Grand Hotel. Anche i vetusti gradini sono sconnessi, ma imitare la strategia dei gamberi, che quando si trovano di fronte a un pericolo camminano all’indietro, non mi sarebbe d'aiuto e neanche Wanda Osiris mi è di esempio visto che le scale lei le scendeva. Non mi resta che ascendere con la calma del bradipo.

mercoledì 9 febbraio 2011

L'istinto delle bevande forti

"Una cosa degna d'attenzione è quella specie d'istinto, generale quanto impetuoso, che ci spinge alla ricerca delle bevande forti." Brillat-Savarin 
- San Remo, Liguria -  Un mattino d'inverno mi trovavo come un viaggiatore a San Remo dopo un servizio fotografico, con la prospettiva di una giornata vuota prima del treno serale. La noia è compagna ideale dell'aperitivo che a quanto pare a San Remo è "compagno" del Pravda, un locale aperto vicino alla Cattedrale da un appassionato delle sovietiche lande frequentate in gioventù. Dalla Russia con furore il cockatil (rigorosamente molto alcolico) Piazza rossa ha accorciato i minuti... ed è subito arrivata l'ora di pranzo. Consumato in un ristorante non turistico vicino al porto: gamberi di San Remo (4 adulti e 1 cucciolo euro 28), frittura di pesce comme il faut, crème caramel all'arancia e Vermentino ligure. Unica italiana fra avventori francesi. I connazionali erano  forse disseminati nei ristorantini a prezzo fisso e surgelato.