Collezionista di colazioni e fotografa, in dialogo con Anthelme Brillat-Savarin
Critico gastronomico in incognito da 13 anni per una Guida nazionale e gourmet da molto più tempo.
Altre passioni da dichiarare: Borges, Gadda, tè, libri, film, vino, spille vintage, scarpe, arte, musei.
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sabato 20 maggio 2017

Tavolo con vista su...

L'unico altro single è stato abbastanza furbo da arrivare presto e ottenere un posto all'aperto. A me han riservato un tavolo con panorama sulla postazione posate. Rumoroso, si, ma con vista (e ascolto) sui camerieri con fisico da marcantonio.
Langa, Piemonte

sabato 21 marzo 2015

Colla pazienza s'acquista s...auvignon

Flan ai tre cavoli con fonduta di Pizzocorno
"Gl'inizi non mi furono favorevoli..." Brillat-Savarin
Torrazza Coste, Lombardia - Guidando piano per studiare i boccioli degli alberi toccati dalla primavera (cerco idee e colori per il mio nascendo giardino), arrivo al ristorante alle porte dell'Oltrepò pavese dove non ho prenotato e che a quanto pare è al completo. Mi dicono che un tavolo sarà pronto nel giro di dieci minuti e io, che soprattutto il sabato amo i tempi lenti per non parlare del fatto che, abituata a mangiare in locali deserti, sono curiosa di vedere la sala tanto affollata al piano di sopra, volentieri aspetto. Sto socializzando col legno del bancone del bar all'ingresso, quando entra una coppia con figlia adolescente. Sono clienti abituali ma un tavolo potrebbe richiedere comunque un bel po' di tempo, perché il prossimo è per me. Si consultano, spiegano al proprietario che la figlia è reduce da un'influenza e che se l'attesa fosse troppo lunga sarebbe meglio per loro rinunciare. Mi offro di cedergli il mio e per convincerli che davvero non ho fretta, ordino un bicchiere di vino da bere come aperitivo lì al bar. Titubano, non sanno se accettare, io insisto. "Davvero molto gentile... Non ci era mai successo... Ma lei di dov'è?" e vogliono a tutti i costi offrirmi il bicchiere che l'oste nel frattempo sta colmando. Colla pazienza s'acquista scienza. E a quanto pare anche Sauvignon.

giovedì 26 giugno 2014

Il sapore dell'ingiustizia

Alice marinata e calamaro in tempura
Mi guardano storto perché non ho voluto il tavolo nel corridoio di passaggio e ne ho scelto uno migliore. In fondo avevo prenotato con "solo" una settimana di anticipo.
Roma, dalle parti di piazza Fiume - Sulla città sta per piovere il più violento dei temporali serali e così abbandono i miei buoni propositi di camminatrice e alle 20.00 prendo un taxi per il ristorante. Sorvolando sui 15 euro della corsa, mi ritrovo davanti al locale troppo presto e cammino un po' per perdere tempo, ma la mancanza di attrattive nella via e il cielo ormai nerissimo mi fanno entrare quasi subito. Al cameriere che mi viene incontro dò il nome con il quale ho prenotato. Controlla sull'agenda e mi accompagna a uno dei peggiori tavoli, all'incrocio fra sala e corridoio, senza neanche chiedere se va bene. Non è certo la prima volta che mi succede, ma l'aver prenotato con una settimana di anticipo mi incoraggia a opporre resistenza e, guardando il tavolo perplessa, chiedo se sia possibile averne un altro. Lui, che come avrà ampiamente modo di dimostrare durante la cena, non è un genio del servizio (leggi Il cameriere alita sempre due volte >), ribadisce al cospetto degli altri clienti che quello è il tavolo riservato a me. Ci fronteggiamo, alto e scurovestito lui, riccioli scompigliati dal maltempo io. Qualcosa nel suo atteggiamento - non arrogante ma gentilmente beota - mi fa desiderare di andar via (brava, e l'articolo come lo scrivo poi?), ma rispondo timidamente che avendo prenotato con molto anticipo mi aspettavo un tavolo migliore. Sua esitazione, fine del braccio di ferro, posso scegliere un altro tavolo. Visto che quelli liberi sono solo due, bontà mia mi siedo a quello più laterale, posto fra il tavolo angusto rifiutato e quello che avrei desiderato perchè più centrale, dal quale riesco comunque a vedere cosa succede in sala. Non so se per una mia fissazione, ma nei minuti successivi ho l'impressione che gli altri membri dello staff mi guardino un po' storto per aver scombussolato la loro topografia conviviale. I piatti della cena si rivelano poi squisiti ma, come ribadisco spesso, non sempre basta. Considerato che il tavolo centrale al quale ho rinunciato è stato occupato da due ragazzi la cui cena era offerta (quindi 0 euro di incasso in serata) e che il tavolo rifiutato è stato assegnato a due inglesi che a) avevano prenotato il giorno stesso b) si sono presentati con 45 minuti di ritardo c) in due han speso quanto io da sola ho investito nella mia cena singola... ci ho sentito il sapore dell'ingiustizia.

giovedì 12 giugno 2014

La salsa di Cechov


La buona educazione non è nel non versare la salsa sulla tovaglia, ma nel non mostrare di accorgersi se un altro lo fa. 
Cechov

venerdì 31 maggio 2013

Tragico e strategico tavolo

La sala del ristorante è semivuota e mi mettete nell'ultimo tavolo vicino alla cucina dal quale sento tutti i vostri discorsi?
Siete fantastici

mercoledì 29 maggio 2013

Tatto o vanità, tutto è vanità

La sala del Pipero al Rex alla fine della fine della serata  © Brillante-Severina
"Così il tatto ha corretto gli errori della vista..." Brillat-Savarin
Esquilino, Roma - La sera è arrivata, andrò a cena nel ristorante più interessante fra quelli che mi sono proposta di visitare nella mia settimana romana di maggio. Il maggio più strano del secolo, freddo e piovoso, che però non mi ha scoraggiata dal mettere in valigia i sandali verde smeraldo con tacco alto che amo perché solidi e leggeri insieme, ispirati al vintage e moderni, ma soprattutto non volgari. Tornando al maggio capriccioso, quando si avvicina l'ora di uscire la pioggia, ovviamente, inizia a cadere più intensamente. La fermata dei taxi è vicina a casa, ma fra il portone e le auto bianche c'è comunque un serio percorso di sanpietrini dissestati sui quali è facile scivolare con le ballerine figuriamoci con i tacchi. Meglio prenotare un taxi e farlo arrivare davanti al portone o quasi. Lunga attesa telefonica con musica ossessiva, risposta di un'operatrice, nuova lunga attesa e... click, cade la linea. Ci riprovo con un'altra compagnia, stesso esito. Guardo i sandali, che fare, li cambio? Me li sono trascinati in valigia per le sette rampe di scale e non ci rinuncio (fantastico il palazzo antico, ma l'ascensore è forse considerato una concessione alla decadenza dei costumi e manca). A furia di insistere il taxi lo trovo e anche l'hotel e il di lui ristorante (altri gradini, per sentirsi un po' Wanda Osiris) e quando il maître mi accompagna nella sala scopro, non senza accasciamento dell'orgoglio, che le eleganti apparecchiature dei tavoli prevedono scenografiche tovaglie lunghe fino al pavimento le quali coprono completamente i piedi dei commensali. Tanta fatica per niente e ben mi sta, rimugino, fino a quando mi accorgo che il tavolo al quale vengo accompagnata è l'unico la cui tovaglia non tocca terra. Fra tatto e vanità. Vanitas vanitatum et omnia vanitas (vanità delle vanità, tutto è vanità).

martedì 14 maggio 2013

Sacro e profano convito

Ristorante ricavato in chiesa sconsacrata, Canavese © Brillante-Severina
"L'arte, autrice di miracoli, ha riunito i due mondi..." Brillat-Savarin
Canavese, Piemonte - Per una persona gourmet e laica il pranzo domenicale nel ristorante ricavato dall'antica chiesa sconsacrata con le spalle all'altare ha il sapore di un'ultima cena leonardesca e il vero addobbo della tavola non è il vasetto di orchidea (la sfioro, è finta), ma il pane.

giovedì 2 maggio 2013

La pazienza del ragno

Calamari © Brillante-Severina
"...non feci obiezione..." Brillat-Savarin
Certosa di Pavia, Lombardia - Mi avete chiesto di rimettere in moto la macchina quando ero ormai scesa e l'ho fatto, mi avete chiesto di parcheggiarla "meglio" per lasciare spazio ai clienti ritardatari e l'ho fatto, mi avete chiesto di spostarla in un angolo angusto del cortile imbottigliandomi in una posizione che avrebbe richiesto mille manovre per uscire dopo il pranzo e l'ho fatto, mi avete chiesto di sostare a un salottino in vimini invece di accompagnarmi al tavolo e non ho detto nulla, malgrado la prenotazione e nonostante l'arrivo puntuale mi avete dato l'ultimo tavolo della sala e a chi è arrivato più tardi e senza prenotazione avete dato quelli centrali e vicino alla vetrata e non ho detto nulla, al tavolo a fianco avete piazzato l'unica coppia con bambino piccolo in passeggino e non ho detto nulla, mi avete servito un foie gras pietoso e un calamaro sciapo e non ho detto nulla, il cameriere ha servito il mio tavolo facendomi passare i piatti sopra la testa e non ho detto nulla, il solito cameriere ha portato le posate in tavola con la grazia di un babbuino e non ho detto nulla, mi avete servito una porzione di maialino tristemente presentata e priva della sua crosticina croccante caramellata (non me la sono sognata, l'ho vista nella porzione servita accanto a me) e non ho detto nulla, al tavolo vicino siete stati prodighi di attenzioni e cure (cloche sui piatti e suddetto maialino di ben altro aspetto, per esempio) e il mio lo avete trattato con sufficienza e non ho detto nulla, il proprietario ha ritenuto che passare accanto al mio tavolo e farmi l'occhiolino fosse un gesto di sollecitudine migliore che non fermarsi e parlare e non ho detto nulla, il cameriere mi è passato davanti più e più volte senza notare il calice di vino vuoto e... a questo punto la mia pazienza nei vostri confronti era davvero finita.

mercoledì 1 maggio 2013

Il benvenuto che crea e distrugge

Certosa di Pavia - © Brillante-Severina
"Passeggiavo beatamente, osservando i benefici e le malefatte del tempo che crea e distrugge..." Brillat-Savarin
Certosa di Pavia, Lombardia - Passeggiata con la mamma nella quattrocentesca Certosa. Dopo svariati giri a naso in su fra ciò che il tempo ha creato e modificato, ammirando colonne, lapidi, celle monacali, chiostri minori e maggiori, prati verdi che fan da coperta ai certosini dei secoli, statue e fregi ecc. e con le mani che mi prudono perché oltre l'ingresso i monaci chiedono di non scattare fotografie anche se c'è chi lo fa ugualmente, andiamo a pranzo. Il locale dove ho prenotato e che devo anche recensire, un tempo lo frequentavo parecchio, ma ormai manco da alcuni anni. Parcheggiamo nel cortile interno, scendiamo nel sole ed ecco il proprietario uscire dalla porticina del ristorante diretto verso di me. Mi ha riconosciuta, gongolo con mia madre, e viene ad accoglierci. In realtà lui, subito dopo avermi stretto la mano, mi chiede se posso parcheggiare "meglio" la macchina e anzi, visto che è "piccola", mi indica uno spazio sotto il portico dove spostarla (e dal quale tirarla fuori a fine pranzo senza ammaccature risulterà non facile). Eseguite le manovre, il cameriere ci fa accomodare in un salotto dove ci lascia un paio di minuti, giusto il tempo di decidere di assegnarci il tavolo in fondo alla sala. I tavoli centrali e vicino alla vetrata li vediamo man mano riempirsi, anche di persone che arrivano verso le 14.00 e che non sembrano aver prenotato. Mia madre ride ancora adesso per l'accoglienza davvero calorosa e io... per una volta sono contenta di aver mangiato non bene.

sabato 30 marzo 2013

Mignon

"...erano insensibili alle dolcezze di una mensa delicata." Brillat-Savarin
Serravalle Scrivia, Piemonte - Esperienza mignon in un ristorante d'albergo quattro stelle a cena. Mi accompagnano non nella sala principale ma in quella minore (diciamo più intima). I tavoli sono piccoli, quadrati e appoggiati su un lato alle pareti della stanza. Sono anche bassi rispetto alle sedie e ho l'impressione di essere seduta sul seggiolone. Trovandomi al margine della saletta, la mia "vista" è sul corridoio che collega ingresso, cucina e sala principale, percorso senza sosta dai camerieri e da un bimbetto giapponese rincorso a turno da padre e madre (cosa impedisca una fatale collisione fra lui e i camerieri, rimane un mistero). Il copritovaglia è un runner lungo e stretto. Il pane (per il quale si paga il coperto) consiste in un piattino più piccolo di quelli da frutta contenente due sottili fette di focaccia e un panino. L'unica cosa (inutilmente) grande è la caraffa dell'acqua, piena fino all'orlo, pesante e di difficile gestione. Infatti il bicchiere dell'acqua si rovescia e considerato che i camerieri, fissati come molti loro colleghi che velocità sia sinonimo di efficienza, girano fra i tavoli (e intorno allo scricciolo giapponese) a passo talmente spedito che potrebbero generare un gorgo tipo Maelstrom, il risucchio in un racconto di Edgar Allan Poe è quasi garantito.

venerdì 29 marzo 2013

Umidiccia passione

"...uno dei privilegi dell'essere umano è bere senza aver sete." Brillat-Savarin
Serravalle Scrivia, Piemonte - Venerdì santo di umidiccia passione. Mentre sento alla radio che nell'amata Roma chiudono via dei Fori imperiali per la tradizionale processione, io in Piemonte mi arrampico sotto la pioggia con la macchina mugghiante sui tre km di salita senza guard rail verso l'hotel nel quale è rintanato il ristorante che devo recensire. Parcheggio su un pezzetto di collina fangosa sottratta alle vigne del Gavi, entro, dico che ho prenotato e il patron, dopo aver sottolineato "Sola?", mi accompagna con giacca e tutto a un tavolo formato mignon apparecchiato per due. La cameriera porta in tavola una super caraffa di acqua e la versa nel bicchiere colmandolo fin quasi all'orlo. Dopo pochi minuti lo sfioro appena, quello perde l'equilibrio e rovescia il contenuto sul runner copritovaglia. Torna il patron e mi chiede se voglio cambiare la tovaglia (glielo dico che cambieri tavolo e anche sala?)... poi ci ripensa e si limita a posarci sopra un tovagliolo che si inzuppa a sua volta. E non ho neanche sete.

martedì 26 marzo 2013

Il mappazzone

"...si meravigliava che il caso avesse accumulato su quella serata tante disposizioni così anticonviviali..." Brillat-Savarin
Salice Terme, Lombardia - Prima o poi arriva, almeno una per ogni edizione della guida. È la peggior cena dell'anno. E come spesso accade, capita dove non te l'aspetti. Dopo una buona accoglienza, attraverso una sala elegante e approdo a un secondo ambiente decisamente più rustico. Malgrado vi siano diversi tavoli liberi, me ne viene assegnato uno in posizione infelice, accanto a una colonna con scarsa vista sulla sala e appiccicato a un termosifone che ogni tanto si anima come un pentolone infernale. Mi faccio spostare ma il motivo non è capito visto che una coppia arrivata subito dopo viene fatta sedere ancora lì. Inizio ad assaggiare i piatti ordinati con un crescendo di inappetenza. Il tortino di patate e porri non sa di molto ma in compenso i bigoli ai carciofi e acciughe sono talmente scotti che sembra di masticare una zuppa. La crespella (piatto del giorno proposto fuori carta) è precotta e mal riscaldata, ripiena di un mappazzone carciofoso che neanche i sofficini, ricoperta da un mantello di salsa al pomodoro impressionante (ma non l'impressione giusta) sotto il quale si intravede una crosta di formaggio che, non avendo fatto in tempo a sciogliersi, è ancora aggrumata e screpolata. Difficile immaginare che nella stessa sera possa arrivare in tavola qualcosa di meno appetitoso e invece ecco il coniglio alla ligure, normalmente arrostito e profumato, qui proposto in forma di bocconcini in umido circondati da una salsa acidula nella quale vanno alla deriva olive taggiasche e pinoli che sanno di muffa. L'unica cosa buona è il vino nel bicchiere. E proprio mentre questo pensiero mi attraversa la mente, dall'altra sala arrivano le voci di alcuni habitué (uomini certamente dotati di anticorpi fuori dalla norma) che parlano del luogo dove è (notare: non sarebbe, ma "è") conservato il Graal. Tutto paranormale, compreso il tipo che qualche tavolo più in là sta facendo una missione esplorativa fra i denti, me ne posso andare.

venerdì 16 novembre 2012

Il tavolo dei desideri

"...io sento... una doppia riconoscenza..." Brillat-Savarin 
Firenze, Toscana - Dopo la prenotazione avevo cercato sul web immagini del ristorante e nel vedere questo scorcio della sala, con la poltrona in velluto rosso accostata al tavolino rotondo ben apparecchiato circondato da tavoli gemelli, avevo sperato di poter cenare seduta proprio lì. Non avevo fatto alcuna richiesta particolare, perché non avrei saputo come descrivere la posizione di quel tavolo, mi ero limitata a prenotare con una settimana di anticipo. Fatto sta che domenica sera, all'arrivo al ristorante, mi accompagnano proprio al mio tavolo dei desideri, con poltroncina rossa, bicchieri e tovaglia a tono, candelabro d'argento con tanto di fiammella accesa. Non a quello d'angolo e neanche nella sala piccola, no no, proprio nella sala principale e al bel tavolo centrale che avevo visto in fotografia. E ho anche la vista sulla cucina, e mangio pure bene, e i vicini di tavolo (quello d'angolo a sinistra) sono anche simpatici (mica come le due del tavolo di destra) e finita la cena ci fermiamo a parlare per due ore bevendo chi tisana chi amaro chi grappa. Il tavolo dei desideri. 

giovedì 15 novembre 2012

L'arte dell'accoglienza

Firenze, San Frediano © Brillante-Severina
"Là, ricevetti l'accoglienza che si deve a un intenditore..." Brillat-Savarin 
Firenze, Toscana - Dopo aver pianificato con anticipo e cura la serata al ristorante dell'albergo cinque stelle che mi ha ammaliata per il roof garden con vista a 360° su Firenze (prenotato con una settimana di anticipo, due sopralluoghi in piazza Ognissanti, menu ormai a memoria), un inconveniente capitato al bar chic dell'albergo (niente di imbarazzante, macché, ho solo dimenticato il portafogli nell'altra borsa...) scombina tutto. Salgo al ristorante dall'ascensore della hall col morale sotto i tacchi e arrivata all'ingresso dò il nome della prenotazione (perché non ho usato un nome falso?). Al telefono avevo chiesto e insistito per un tavolo vicino alla vetrata ma considerato che sono leggermente in ritardo (sono dovuta tornare al mio hotel a recuperare il portafogli) mi stupirei se mi avessero accontentata. Donna di poca fede. Il personale è di una gentilezza al limite dell'ossequio e si fa in quattro per accompagnarmi al tavolo, scostare la sedia, prendere la giacca e riporla in guardaroba, darmi il benvenuto, porgermi con garbo menu e lista dei vini. A parte il fatto che si sono garantiti una supermancia, potrebbero anche servirmi uno scarpone bollito perché il panorama sull'Arno che si apre di fronte al mio tavolo (vicino alla vetrata come avevo chiesto) è mozzafiato ...continua  Per fortuna comunque niente scarpone, sfilano invece stuzzichino di polpo al vino rosso, etereo Passato di zucchine trombetta e gamberi, Taglierini con funghi porcini e tartufo nero (goduriosi), Maialino cotto nella birra (un piatto che non capisco, quindi giudizio sospeso) e un solo, indimenticabile, bicchiere di Tignanello.

lunedì 12 novembre 2012

Un altro ordine di cose

Firenze - Putti e fregi sul Palazzo di Giustizia © Brillante-Severina
"Alla prima portata ognuno mangia avidamente... ma quando il bisogno comincia a essere soddisfatto, nasce la riflessione, la conversazione s'intavola, un altro ordine di cose comincia..." Brillat-Savarin
Firenze, Toscana - Se ti trovi fuori casa per lavoro, sei reduce da una domenica trascorsa si a Firenze ma a seguire un convegno e per giunta piove, la sera a cena l'ultima delle tue preoccupazioni è che i tavoli siano abbastanza distanti da garantire la riservatezza. Fa anzi piacere scambiare qualche parola con i vicini. Al tavolo alla mia destra siedono due signore toscane che parlano di difficili relazioni sentimentali, tanto per cambiare. Ogni volta che mi giro dalla loro parte per osservare quella porzione di sala, mi guardano storto e abbassano la voce come se temessero un'intrusione sinceramente improbabile (salvo poi spalancare padiglioni auricolari e bulbi oculari quando io ordino piatti, vino e grappa). Vorrei quasi invitarle a rilassarsi, perché i discorsi sugli uomini s...bip...i con i quali hanno relazioni all'insegna del vorrei-fidanzarmi-ma-è-lui-che-non-vuole al momento mi attirano quanto un'arrampicata sul Cervino. Molto più simpatco il tavolo di sinistra, occupato da una coppia milanese sui trent'anni concentrata su Firenze, sul cibo e sul locale, insomma sul momento che stanno vivendo. Durante la cena scambiamo solo qualche parola di cortesia, ma inghiottito l'ultimo boccone di piccione e di coniglio farcito con salsiccia iniziamo una fitta conversazione, armati di tisane finocchiose, amari monacali e grappe nordiche. Due ore dopo, siamo gli ultimi a lasciare il ristorante e a incamminarci a piedi verso i rispettivi alberghi, casualmente vicini.