Collezionista di colazioni e fotografa, in dialogo con Anthelme Brillat-Savarin
Critico gastronomico in incognito da 13 anni per una Guida nazionale e gourmet da molto più tempo.
Altre passioni da dichiarare: Borges, Gadda, tè, libri, film, vino, spille vintage, scarpe, arte, musei.

mercoledì 31 luglio 2013

domenica 28 luglio 2013

Pesce precotto

Leggo che la temperatura del Mar Mediterraneo sarebbe insolitamente alta. Per farmi andare in spiaggia arriveranno a scrivere che il pesce esce dalle acque già cotto...

mercoledì 10 luglio 2013

Il fritto che scala e non sciala

E alle sei di sera, puntuale come Romeo che tenta la scalata al balcone della banca di Giulietta, sale alla finestra l'afrore di fritto rancido del ristorante siciliano sottostante. Bleah

martedì 9 luglio 2013

Paparazzi anche sotto le cloches

Via del Babuino, Roma - Io, Sting e Bruce Springsteen casualmente nello stesso ristorante a cena. Paparazzi anche sotto le cloches.

Cucù settetebagni

L'unica piemontese che quando vede il cartello della stazione Settebagni pensa... quasi a casa. E succede sempre all'ora di pranzo.

lunedì 8 luglio 2013

Il Cocktail Martini, questo sconosciuto

"...chiunque, essendo intelligente, si senta momentaneamente svanito..."  Brillat-Savarin
Dalle parti del Lago Maggiore, Piemonte - Trovandomi nel paradiso lacustre per antonomasia e avendo saltato pranzo e merenda, penso bene di celebrare l'attimo che precede la cena con un Cocktail Martini. Idea (forse) balzana dalla quale dovrei (sicuramente) desistere notando l'assenza del superalcolico preferito da James Bond nella lista di aperitivi del ristorante. L'ostinazione non tarda a presentare il conto all'intelligenza: non in euro perché l'aperitivo è gentilmente offerto agli ospiti, ma in forma di beverone semi-analcolico buffamente servito in un calice da vino orpellato con una fetta di limone. "L'oliva non l'abbiamo" dice il cameriere, ma dopo il primo sorso mi verrebbe da rispondere che mi accontenterei di un (bel) po' di vodka. Il Cocktail Martini non lo sanno fare, confido all'anatra che si avvicina decisa alla sponda solcando l'acqua che si va tingendo di rosa, ma data la qualità degli stuzzichini (sandwich di baccalà mantecato per citarne solo uno) e la cornice (molto di tutto), non importa.

La versione di Brillante (e la seppia carcerata)

Seppie battute con pasta al nero e crema di lattuga © Brillante-Severina
"Queste riunioni, limitate dapprima ai parenti più stretti, si sono estese via via ai vicini e agli amici"  Brillat-Savarin
Via Veneto, Roma - Secondo giorno a Roma e secondo ristorante, senza anonimato visto che non c'è in ballo la Guida, in un hotel di via Veneto. È anche la sera in cui degli amici di Napoli sono in città e sarebbe bello riuscire a vederli per un saluto. Raggiungerli per l'aperitivo è impossibile perché come ormai accade da alcuni giorni, nel tardo pomeriggio i monsoni portano la pioggia. Armata di ombrello arrivo alla fermata dei taxi e sopravvivo sia alla corsa sia al conducente che mi rivela una forte passione per il vino (aiuttttttt). Dopo un giro inspiegabilmente lungo arriviamo, oltrepasso la porta a vetri, scendo i gradini (obbligatori quando porti i tacchi) e varco con ragionevole titubanza l'ingresso dove però trovo subito il maitre giovane e molto gentile che mi riserva un'accoglienza da manuale. Mi accompagna a un tavolo al margine della sala ma che immagino sia stato scelto per ampiezza e comodità: è infatti inserito in una nicchia e ha il divanetto. Subito dopo arriva il cuoco giapponese per conoscermi. Mi intrattengo volentieri a parlare, anche se sotto la tovaglia i piedi sono attorcigliati (ho fretta ma non voglio che si capisca). Chiedo allo chef quali piatti mi consiglia e lo vedo in imbarazzo, forse in Giappone non si chiede... mi avverte che il più ricco dei tre menu degustazione, da nove portate, richiede tre ore fra preparazione e servizio che sommate ai miei tempi lenti di masticazione mi fanno capire che non è serata. Scelgo il degustazione di mare da quattro portate più una di terra. Mentre bevo uno Champagne e cerco di foderare lo stomaco con piccole sfoglie e tozzi di pane immersi nell'olio, lancio occhiate a tablet e cellulare per scoprire che il primo è isolato e l'altro invece anche. Come faccio a tenermi in contatto con gli amichetti che mi aspettano non so dove nella grande città? Le portate del menu arrivano a ritmo sostenuto (vi va bene che per l'unica volta in vita mia ho fretta): appetizer di crema delicatamente amarognola con gnocco solitario e misticanze, a me, seppia in tenuta carceraria, arrenditi, spaghetto burro e alici con spolvero di tonno giapponese essiccato che in Italia non si trova e neanche si pronuncia perché somiglia a una parolaccia (kazuo bushi), veniamoci incontro (tu non mi schizzi e io mi ti finisco). Pausa, fermate la cucina (più che espressa, ad alta velocità), devo uscire a telefonare... come non detto, il cellulare dell'amica è irraggiungibile, lascio un messaggio in segreteria e ricominciamo. Le due portate successive arrivano alla velocità delle luce e mi viene il sospetto che anche lo chef abbia appuntamento con gli amici dopo cena. A che punto eravamo? Pre dessert, dessert e sono le 23.00 passate. Gradisce un distillato? Magari! Ma devo andare... Anzi no, lo chef vuole venire a sentire come è andata la cena. Sono piemontese cortese ma sincera, è stato tutto buono (magari la prossima volta gli spaghetti del kazuo però li salto) e giù a parlare, raccontare della difficile piazza romana, dei gusti degli sceicchi (già, quando puoi avere tutto, cosa scegli?) e delle sue esperienze sfortunate con i "comunicatori" (tranquillo, io pago...) e scambiare biglietti da visita con inchino e chiedere il conto e trovarci un errore e lasciare la mancia e alzarsi da tavola senza inciampare nella tovaglia. Taaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaxi. Un giovane uomo asiatico vestito come nelle antiche stampa indiane, mi accompagna al taxi. Salgo e finalmente mi attacco al telefono che prima mi mostra l'arrivo di dieci messaggi e poi... muore. Non è possibile! Il tassista riceve una telefonata, è la mamma (sua), va tutto bene. Se gli chiedessi di poter usare il suo cellulare? Così potrei andare al rendez vous con gli amici direttamente, ma no, mi vergogno, mi faccio portare a casa dove potrò mettere in carica il cellulare e chiamarli. Pago senza fare una piega la tariffa mostruosa (son mica Creso, neh), mi arrampico per gli otto piani di scale a piedi sui tacchi favorendo l'amicizia della seppia con il dessert e in stato ormai semi incosciente apro la porta e cerco il caricatore. Squilli, voce di amica che mi chiede dove mi trovo. Non sono ancora partiti e possono venirmi incontro a Castel Sant'Angelo. Metto giù, mi scapicollo in discesa per le scale aggrappata al corrimano come un pappagallo al trespolo e finiti gli interminabili gradini guardo i sanpietrini con occhi nuovi. Quando arrivo al Ponte di Castel Sant'Angelo aguzzo la vista per riconoscere il trio e, facendo penzolare il ciondolo sbirluccicante, scruto ogni macchina che si avvicina creando forse qualche equivoco ...continua (con la versione degli amici)

domenica 7 luglio 2013

Increspature di blu

Lago © Brillante-Severina
"...mi rallegravo dentro di me di tanta fortuna..."  Brillat-Savarin
Lago Maggiore, Piemonte - Sbaglio strada solo una volta prima di trovare l'angolo di lago sul quale si affaccia il ristorante con annesso prato verde brillante dove ho letto che si può prendere l'aperitivo prima di cena. Il luogo è ancora più bello di come lo avevo immaginato e non smetto di rallegrarmi della scelta mentre la luce del sole al tramonto regala nuove increspature di blu all'acqua placida e altrettante profondità di verde alla coroncina di monti. Godo beatitudine, vista e aperitivo per un po', per quel po' prima di veder arrivare lo chef che punta dritto al mio tavolino. Mi ha riconosciuta e devo tuffarmi in un cambio carpiato di discorso che mi costringe a dare le spalle alla cartolina lacustre ...continua

sabato 6 luglio 2013

Quattro matrimoni e un catering

Luglio, mese di matrimoni. 
Mi aggiro nel pavese vestita da sirena in cerca di un buffet nel quale imbucarmi.
Quattro matrimoni e un catering

martedì 2 luglio 2013

Grottesche dall'Isola Bella

Souvenir dall'Isola Bella © Brillante-Severina
"Quale influsso avrà nell'aria, sulla terra, sull'acqua, sul formarsi..." Brillat-Savarin
Isola Bella, Lago Maggiore - Ferisce solo me questa corte dei miracoli assiepata intorno a Palazzo Borromeo e alle sue mura che sembrano rivolgersi verso l'alto per sfuggire all'assedio che ristagna a livello dell'acqua? Un grande mercato sconclusionato e monotono insieme, un gregge indistinto nel quale un banchetto segue l'altro proponendo le stesse paccottiglie, lontane dall'artigianato come Marte dalla Terra e talmente tristi da far rimpiangere le cose di pessimo gusto di gozzaniana memoria. E dietro le bancarelle i locali con menu e piatti sfornati a ciclo continuo profumano più di mense lacustri che di ristoranti. L'unica bottega interessante la trovo esplorando un vicolo vicino a una delle uscite a tornello dei giardini; L'esterno è adornato di rami secchi sui quali sono appollaiati piccoli oggetti colorati dall'aria orfana: statuine orientali senza testa, testoline di bambola dal rossetto sbavato posate come perle su valve di conchiglia, palloni da calcio in miniatura trafitti come olive senza nocciolo, bicchieri da martini sbreccati ad arte, lampadine impalate, alambicchi metamorfizzati, gabbiette dalle sbarre rotte,
uccellini e unicorni in vetro simil Murano, corni traforati, manine di plastica dai colori fluo, teste bovine innestate su maniglie argentate. Tutti recuperati e grottescamente assemblati a formare una caricatura del caos isolano circostante. Sono le 16.00 passate ma la porta è ancora chiusa. Corro incontro al traghetto.